martedì 23 gennaio 2018

IL PARADIGMA DI KUHN

Vincenzo Napolitano, Untitled, 2018

La mostra collettiva Il paradigma di Kuhn riunisce le opere di 19 artisti, dilatandosi in due sedi e in due momenti diversi: la galleria FuoriCampo di Siena ospiterà infatti dal 20 gennaio al 31 marzo una serie di piccoli lavori - uno per ogni artista - che anticipano, senza svelare, l’allestimento delle opere nello spazio di Studio O2 a Cremona dal 27 gennaio al 28 febbraio, un ex edificio industriale gestito da un gruppo di giovani ingegneri specializzati nella diagnosi energetica degli edifici.


Fu l’epistemologo Thomas S. Kuhn nel suo libro più famoso: La struttura delle rivoluzioni scientifiche a indicare che la scoperta comincia con la presa di coscienza di un’anomalia rispetto alle aspettative, che viene esplorata finché la teoria paradigmatica non viene riadattata, e ciò che era anomalo si trasforma in normalità. Esiste dunque un legame di continuità fra scienza e rivoluzione, nel senso che lo scienziato opera sempre all’interno di una cornice di riferimento riconosciuta e apparentemente solida, fino ad individuare il limite e a superarlo con un adattamento teorico, alimentando dunque il seme del cambiamento verso una nuova rivoluzione. Seguendo il pensiero di Kuhn, anche il mondo dell’arte può dirsi scandito da brevi momenti di rivoluzione, Manifesti o Secessioni, a cui si alternano lunghi periodi di “accademismo”, che, riproducendo certi principi compositivi o teorici, stimolano a loro volta un cosiddetto “punto di svolta” sul piano culturale.
Le opere presenti in mostra sono accumulate perciò da un pensiero anti-passatista, inteso non tanto come rifiuto del passato quanto piuttosto come rilettura obiettiva della storia, lontano da riferimenti ideologici pretestuosi, per proiettare la prassi artistica su tematiche più universalistiche attinenti il mutamento e la trasformazione, componenti ultimi e soluzione del reale. Molti degli artisti invitati lavorano proprio sull’idea di costruzione e adattamento, su equilibri formali e rapporti di forze, in un’incessante analisi del proprio presente e di un’eventuale soluzione per il futuro. Un atteggiamento che forse deriva da un sistema dell’arte nazionale sempre più chiuso su se stesso che offre poche possibilità agli artisti italiani, ancora schiacciati da due paradigmi tanto ingombranti e resilienti - l’Arte Povera e la Transavanguardia - da apparire perfino dogmatici e inibire lo sviluppo di un nuovo corso per l’arte. 

La mostra di trasforma dunque in una sorta di “spazio critico” sulle attuali “capacità” dell’arte contemporanea, sottoponendo alla verifica sperimentale alcuni principi artistici ed espositivi, grazie alle opere di artisti considerati come marcatori, sensibili indicatori di un’anomalia riconducibile all’esaurirsi della capacità esplicativa del paradigma.

Gli artisti invitati sono: Marco Basta, Thomas Berra, Alessandro Biggio, Andrea Bocca, Pamela Diamante, Tony Fiorentino, Mafalda Galessi, Corinna Gosmaro, Helena Hladilovà, Vincenzo Napolitano, Dario Pecoraro, Alessandro Polo, Gianni Politi, Agne Raceviciute, Stefano Serretta, Namsal Siedlecki, Luca Trevisani, Serena Vestrucci, Mauro Vignando.


IL PARADIGMA DI KUHN
Galleria FuoriCampo
Via Salicotto, 1/3, Siena
21 gennaio - 31 marzo 2018
opening sabato 20 gennaio, ore 19:00-21.00
orari: martedì-sabato 16.00-19.00; domenica e lunedì su appuntamento
contatti: + 39 339 5225192 | +39 349 1781638 | info@galleriafuoricampo.com


StudioO2
via Mantova 33, Cremona
28 gennaio - 28 febbraio 2018
opening sabato 27 gennaio, ore 18:00-21:00
orari: visita solo su appuntamento
contatti +39 3488512302 – ettore.favini@gmail.com


lunedì 22 gennaio 2018

Giovanni Albanese. Solo roba per bambini


Dal 30 gennaio la Fondazione VOLUME! rievoca le sue origini di laboratorio artigianale con l’intervento di Giovanni Albanese (Bari,1955) che trasforma gli ambienti di via San Francesco di Sales, che furono la bottega – e la casa – di un vetraio, in una vera e propria officina delle meraviglie.

Solo roba per bambini, è un progetto inedito a cui l’artista lavora da più di 10 anni: una serie di personaggi costruiti nel tempo e con pazienza, abitano lo spazio di VOLUME! come sospinti da un moto costante. Vota Antonio, Pantani, Cecchino, Giudice, Uno che fa buchi nell’acqua sono solo alcuni degli strani automi realizzati con materiali di recupero, abitanti di uno spazio che diviene, allo stesso tempo, scenario e attore del racconto fantastico messo in scena dall’artista, animato dalla presenza dello spettatore e dalla sua immaginazione.

Un banco da lavoro con gli strumenti del mestiere è il luogo dove avviene l’atto creativo e dove relitti senza vita suggeriscono l’intervento dell’artista demiurgo e parlano a chi sa prestare attenzione. Come scrive Ascanio Celestini nel testo che accompagna la mostra: “Non esistono oggetti muti, ma solo persone sorde che non li sanno ascoltare. E Giovanni cammina in mezzo a questo cimitero del presente. Parla coi morti del suo Spoon River. Elettrodomestici del passato, chiavi avanzate dalla galera, biciclette scassate. Ci parla e traduce per noi la loro lingua scomparsa”.

VOLUME! si fa custode di un’atmosfera in cui luci, ombre, presenze surreali e suoni di movimenti meccanici e improvvisi si mescolano e accompagnano lo spettatore in un percorso straniante che, passo dopo passo, svela il procedere della narrazione.

Questa serie di opere arriva come una naturale evoluzione del percorso di Albanese, che, dopo le macchine calcolatrici e i lavori fatti con le “lampadine a fiamma”, mette il suo lavoro al servizio di questi strani automi. A questi l’artista trasferisce tutta la sua poesia e li trasforma in “pupazzi”, riportando nella nostra quotidianità l’elemento ludico e offrendoci una nuova prospettiva da cui osservare il mondo, con lo sguardo tipico di chi sa ancora lasciarsi sorprendere.

Info:
Giovanni Albanese
Titolo: Solo roba per bambini
Opening: martedì 30 gennaio 2018 ore 18:30
Date: 31 gennaio – 16 marzo 2018
Orari: dal martedì al venerdì dalle 17:00 alle 19:30 | sabato su appuntamento
Catalogo: Edizioni VOLUME!
Informazioni: tel. 06 6892431 - info@fondazionevolume.com
Ufficio stampa: Roberta Pucci - press@fondazionevolume.com - tmob +39 3408174090

Con il supporto di:
EPM Roma

Presentazione catalogo_Residenze d’Artista BoCs Art. Cosenza 2015/2016


Il 23 gennaio, alle ore 18.30, sarà presentato, presso il Centro Conferenze Sala da Feltre di Roma, il catalogo “Residenze d’Artista BoCs Art. Cosenza 2015/2016”, a cura di Alberto Dambruoso e Annalisa Ferraro, pubblicato da Manfredi Edizioni. 

Il volume racconta la nascita, la concretizzazione e la crescita delle Residenze d’Artista BoCs Art, un progetto innovativo e ambizioso, fortemente voluto dal Comune di Cosenza, portato avanti con impegno e dedizione da I Martedì Critici, che ha incontrato la passione, l'entusiasmo e la professionalità di ormai più di 330 artisti. 

Il catalogo è dedicato alle prime dieci sessioni di residenza, svoltesi tra luglio 2015 e ottobre 2016, e in 264 pagine raccoglie le testimonianze dei 220 artisti che, durante la prima edizione del progetto, hanno visitato, conosciuto e vissuto Cosenza, trovando in essa materiale e ispirazione per proseguire la propria ricerca. Progetti, opere e allestimenti, il volume è il racconto dettagliato ed intenso dei lavori realizzati dagli artisti durante il soggiorno a Cosenza, donati alla città ed entrati a far parte della collezione del BoCs Art Museum, uno spazio espositivo interamente dedicato al progetto di Residenze, testimonianza della produzione artistica e delle modalità tecnico-espressive degli anni d’oggi. 

Alla presentazione interverranno: gli autori, Prof. Alberto Dambruoso e Dott.ssa Annalisa Ferraro, e il Dott. Piero Gagliardi, autore di testo in catalogo. 

Conference Center Roma Sala da Feltre 
Via Benedetto Musolino, 7 (Orti di Trastevere), Roma 


domenica 21 gennaio 2018

Johannes Wald



RITAURSO Artopiagallery è lieta di presentare la prima mostra personale in Italia di Johannes Wald (Sindelfingen, Germany, 1980).
L’agire artistico di Johannes Wald appartiene all’ambito della scultura situandosi nell’attimo che precede il dare forma, in uno stato quasi perenne di “divenire”. Non è, infatti, possibile definirlo scultore se non nel senso del termine tedesco “bildhauer” ovvero “colui che dà forma alle immagini”. I suoi lavori non sono mai conclusi ma vivono nella variazione e nella continua riproposizione dell’interrogativo sull’indissolubilità di forma, materia e contenuto
Johannes Wald utilizza la scultura come linguaggio per rivelare –attraverso i suoi vuoti, mancanze e nascondimenti – il processo e la trasmissione delle condizioni di esistenza degli oggetti, all’interno di una genealogia dei canoni estetici e di una memoria collettiva che li identifica.
L’idea di una forma inerente alla materia, anche se non direttamente codificabile visivamente, è al centro della mostra pensata dall’artista per questa occasione. Optando per un struttura aperta di significati, in questo caso presentando quattro diverse variazioni sul tema, Johannes Wald modella la materia attribuendole alcuni caratteri effimeri dell’essere vivente come il respiro, il calore, il movimento e la parola. La forma non si manifesta quindi come canone descrittivo dell’immagine ma come presenza organica della materia, spostando l’attenzione dall’oggetto in potenza alla sostanza. Il processo scultoreo si rovescia, sovverte la regola della trasformazione, modellando la materia all’inverso, come nel caso dei marmi di Carrara che seguono il ritmo del respiro umano o trasmettono il calore corporeo dell’essere vivente.

Johannes Wald è nato nel 1980 a Sindelfingen in Germania, vive e lavora a Berlino. Ha studiato alla Staatliche Akademie der Bildenden Künste Karlsruhe dal 2002 al 2009. Tra le sue mostre personali: Johannes Wald solo show, RITA URSO artopiagallery, Milano (upcoming); Lending Thought Body, Daniel Marzona, Berlino (2016); Whatness (con Esther Kläs), Kunsthalle Bielefeld (2015); Geste und Gefühl / attempts at forming appropriate finds, Museum Kurhaus Kleve (2014); in the shade of absence, Albertinum, Staatliche Kunstsammlungen, Dresda (2014); fig., Konrad Fischer Galerie, Düsseldorf (2012). Tra le partecipazione collettive: Antworten auf Calder: Mobiles in der Gegenwartskunst, Kunsthalle Wilhelmshaven (2014); KölnSkulptur#6 e #7 (2011, 2013); Vorführraum, Kunsthalle Bielefeld (2012); Private Passions, Kunsthalle Mannheim (2012); Liberalis, Städtische Galerie, Sindelfingen (2011); Fischgrätenmelkstand, Temporäre Kunsthalle Berlin (2010); call it what you like, Silkeborg Art Center, Dänemark (2008); Regionale8, Kunsthalle, Basel (2007); See History, Kunsthalle zu Kiel (2005).

*English below
RITAURSO Artopiagallery is pleased to present the first solo show in Italy by Johannes Wald (Sindelfingen, Germany, 1980).
Johannes Wald’s art belongs to the world of sculpture, set in the moment which precedes the work taking form, in an almost perennial state of “becoming”. Indeed it is not even possible to define him as a sculptur except in the sense of the German term bildhauer, “one who gives form to images”. His works are never complete but live in variations and on continual reformulations of the question of the indissolubility of form, matter and content. Johannes Wald uses sculpture as a language in order to reveal – through vacuum, ellipses, and omissions – the process and the transmission of the conditions of existence of objects, inside a genealogy of aesthetic canons and a collective memory that identify them. The idea that matter has an inherent form, albeit one that is not directly codifiable visually, is at the heart of the show thought by the artist for this occasion. Opting for a structure that is open to interpretations, in this case by presenting four different variations on a single theme, Johannes Wald models matter by endowing it with some of the ephemeral features of a living creature, such as breath, warmth, movement, and speech. Thus form does not emerge as the descriptive canon of the image but as the organic presence of the matter, moving the attention from the potential object to its substance. By modeling matter inversely the artist reverses the sculptural process, and overturns the rule of transformation, as in the case of the Carrara marbles that follow the human breath’s rhythm or share the living being’s body heat.


Johannes Wald was born in 1980 in Sindelfingen, Germany; he lives and works in Berlin. He studied at the Staatliche Akademie der Bildenden Künste Karlsruhe from 2002 to 2009. His solo shows include: Johannes Wald solo show, RITA URSO artopiagallery, Milan (upcoming); Lending Thought Body, Daniel Marzona, Berlin (2016); Whatness (with Esther Kläs), Kunsthalle Bielefeld (2015); Geste und Gefühl / attempts at forming appropriate finds, Museum Kurhaus Kleve (2014); in the shade of absence, Albertinum, Staatliche Kunstsammlungen, Dresden (2014); fig., Konrad Fischer Galerie, Düsseldorf (2012). The group shows he has participated in include: Antworten auf Calder: Mobiles in der Gegenwartskunst, Kunsthalle Wilhelmshaven (2014); KölnSkulptur#6 e #7 (2011, 2013); Vorführraum, Kunsthalle Bielefeld (2012); Private Passions, Kunsthalle Mannheim (2012); Liberalis, Städtische Galerie, Sindelfingen (2011); Fischgrätenmelkstand, Temporäre Kunsthalle Berlin (2010); call it what you like, Silkeborg Art Center, Denmark (2008); Regionale8, Kunsthalle, Basel (2007); See History, Kunsthalle zu Kiel (2005).

RITAURSO|ARTOPIAGALLERY
via Lazzaro Papi, 2, 20135 Milano
fino al 16 febbraio 2016

venerdì 19 gennaio 2018

BACC_Biennale d'Arte Ceramica Contemporanea_Terza edizione



BACC, giunta alla sua terza edizione si conferma osservatorio permanente sui possibili linguaggi di quella scultura che utilizza ceramica, terracotta o sperimentazioni fittili.

Opere di:
Francesco Ardini, Luigi Belli/Guido Scarabottolo, Raffaele Fiorella, Giovanni Gaggia, Eva Hide, Vincenzo Marsiglia, Dunia Mauro, Angela Palmarelli, Cristiana Vignatelli Bruni, Serena Zanardi.

Sophie Aguilera, Alberto Busto, Xavier Monsalvatje, María Oriza Pérez, Juan Ortí, Gregorio Peño, Juan Pérez, Cristina Salvans, Manuel Sánchez-Algora, Nuria Torres.

Progetto espositivo: Sandro Conte, Francesco Paolo Posa
A cura di Jasmine Pignatelli,
In collaborazione con Giovanna Cappelli, Lorenzo Fiorucci e Juan Carlos García Alía.

Torna la terza edizione di BACC, la Biennale d’Arte Ceramica Contemporanea di Frascati, osservatorio che raccoglie e registra le diverse operazioni artistiche e filologiche che si sviluppano attorno alla ceramica.

L’edizione 2018 registra numerose novità e si arricchisce di spazi espositivi. La prima novità è l’internazionalizzazione della Biennale di Frascati che per la prima volta, ospita la Spagna come nazione straniera e dieci tra i suoi migliori ceramisti in un dialogo con gli artisti italiani.

Insieme ai dieci artisti italiani selezionati da Jasmine Pignatelli, Francesco Ardini, Luigi Belli/Guido Scarabottolo, Raffaele Fiorella, Giovanni Gaggia, Eva Hide, Vincenzo Marsiglia, Dunia Mauro, Angela Palmarelli, Cristiana Vignatelli Bruni e Serena Zanardi, espongono gli artisti spagnoli Sophie Aguilera, Alberto Busto, Xavier Monsalvatje, María Oriza Pérez, Juan Ortí, Gregorio Peño, Juan Pérez, Cristina Salvans, Manuel Sánchez-Algora e Nuria Torres a cura Juan Carlos García Alía.

Quest’anno l’evento accolto presso le Scuderie Aldobrandini di Frascati si arricchisce di nuovi spazi espositivi. Il Museo Civico Tuscolano ospita parte della collezione Vaselle d’Autore di Torgiano e una selezione di opere in ceramica della collezione Banca d’Italia in un confronto serrato e diretto con i preziosi reperti della collezione permanente del Museo a cura della Direttrice Dr.ssa Giovanna Cappelli. Sempre al Museo Tuscolano per la prima volta al pubblico, viene mostrato uno straordinario Protome di elefante in marmo proveniente dagli scavi al Tuscolo. Per presentare e omaggiare questo ritrovamento, l’artista Luigi Ontani presenta al pubblico di Frascati un suo elefante in ceramica.

Il percorso di apertura alle storie e alla città continua alle Mura del Valadier con due omaggi curati da Lorenzo Fiorucci: al maestro Nino Caruso ad un anno esatto dalla sua scomparsa e all’esperienza Etrusco Ludens laboratorio creativo istituito alla fine degli anni ‘60 da Sebastian Matta a Tarquinia che si avvale delle testimonianze dirette di artisti che lo frequentarono: Giovanni Calandrini, Massimo Luccioli, Luigi Belli, Tommaso Cascella.

Scuderie Aldobrandini | Museo Civico Tuscolano - via G. Marconi, 6 Frascati - 06 941 7195
Mura del Valadier – via Regina Margherita 23, Frascati
Martedì-Venerdì 10,00-18,00 - Sabato-Domenica 10,00-19,00 – ingresso: euro 5.50/3.00



BACC Biennale d’Arte Ceramica Contemporanea – Frascati
Scuderie Aldobrandini – Museo Civico Tuscolano – Mura del Valadier


BACC 2018 | IN CONTINUA MUTAZIONE 

Terza edizione


27 gennaio - 28 febbraio 2018

inaugurazione: sabato 27 gennaio ore 17,30

Scuderie Aldobrandini e Museo Civico Tuscolano, piazza G. Marconi, 6
a seguire
Mura del Valadier, Via Regina Margherita, 23 

giovedì 18 gennaio 2018

T R O V A M E N T O


T R O V A M E N T O
A cura di Angelo Marino


“ Definizioni di trovamento

sillabe: tro|va|mén|to | pronuncia: /trovaˈmento/

sm

(non comunemente) il trovare, l'essere trovato

(termine antico) invenzione, ritrovato.”



Prigioniere nel caveau Le ho trovate trovando()mi.

Hanno sussurrato che volevano aria, occhi che le guardassero, menti con cui fare all’amore.

Le ho accontentate. Opere! Piccoli e preziosi frammenti di vita di Excellent Artists.

Il loro anno di nascita: 1978, 1993, 2001, 1994, 1990, 2000…

Le Madri ed i Padri:
Emanuela Barbi, Claudio Bissattini, Roberto Coda Zabetta, Nunzio De Martino, Crescenzo Del Vecchio, Daniela Morante, Urano Palma, Giustina Piccolo, Franco Scarano ed un Anonimo.



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Opening, domenica 28 Gennaio 2018 ore 18:00-21:00
Dal 30 Gennaio al 5 Marzo, solo su appuntamento, dalle 19:30 alle 21:00
Via Tommaso Campanella, 10 Caserta (Fraz. San Clemente )


Brevi biografie
Emanuela Barbi, artista fotografo, spazia in ambito artistico in maniera poliedrica, lavora su progetto con diversi materiali realizzando opere di carattere istallativo quasi sempre in site specific nei luoghi d’intervento. Un percorso sinuoso attraverso il filo conduttore di una ricerca trentennale sul rapporto arte-natura, la porta ad attraversare le esperienze performatiche e intime da cui sono tratte numerose opere fotografiche e video, tableau vivent nella ricerca ossessiva di un tentativo di mimesi con la vegetazione terrestre, verso una spirituale ricerca artistica a mezz’aria tra il cielo e la terra fatta di apparizioni e misteriose epifanie. Emanuela Barbi è nata a Pescara dove vive e lavora.

Claudio Bissattini è nato a Roma dove vive e lavora. Si è diplomato in Belle Arti nel corso di scenografia tenuto dal Prof.Scialoja. E' stato amico e compagno di studi di quella generazione di artisti che daranno vita alla Scuola di San Lorenzo. I suoi interessi si sono concentrati anche su cinema e teatro nelle vesti di scenografo e costumista, fondando anche, con alcuni amici, un gruppo teatrale di indirizzo sperimentale. Pur avendo spaziato in vari ambiti, la pittura rimane però il suo interesse primario. Nelle prime esposizioni si lega alle correnti pittoriche concettuali degli anni '70, scelta che indirizzerà, in vari modi, il suo lavoro. Punti di riferimento del suo percorso sono, a tal proposito, la collettiva del 1979 con il gruppo "Cosa Mentale" presentata da Maurizio Fagiolo Dell'Arco, a cui fa seguito, dopo varie esposizioni, la sala personale alla Galleria Rondanini di Roma, presentata da Emilio Villa, in cui arricchisce la sua pittura di suggestioni espressionistico-visionarie e dove si afferma prepotentemente il colore. Alla metà degli anni '80 l'artista s'impone una scelta e, infrangendo una norma consolidata, che vede il pittore figurativo spostarsi nell'astrazione, compie la scelta opposta spostandosi verso un ambito prettamente figurativo. Esplicative di tale scelta sono le esposizioni personali degli anni '90 di Caserta e Roma, ben individuate dagli scritti in catalogo di Dario Micacchi, Arnaldo Romani Brizzi, Maria Grazia Branchetti, Massimo Sgroi. Alla fine di quel decennio prende avvio un ciclo di opere che vede come protagonista assoluta la natura, opere che sono anche una investigazione sul procedimento pittorico adottato, chiaro omaggio al concettuale d'inizio carriera. Nei lavori emerge il bianco della tela che si pone in dialogo con la struttura allusiva e con le zone dipinte, come puntualmente riscontrato nelle presentazioni in catalogo di Marco Di Capua e Tiziana D'Achille. Nel 2006 l'attenzione dell'artista si sposta su nuovi soggetti. Lasciato il mondo vegetale si passa a quello metallico/urbano. I rottami si pongono in ideale dialogo con le forme naturali precedenti da cui ereditano, in una sorta di passaggio di consegne, gli stessi concetti, come rilevato da Lorenzo Canova in occasione della grande mostra di Castel dell'Ovo, a Napoli, organizzata e curata da Fabio Cozzi. Le dicotomie luce/ombra, pieno/vuoto, finito/incompiuto sono il comune denominatore per mettere in evidenza i processi esecutivi dell'opera. Tutti i passaggi che portano all'opera compiuta, sono messi in evidenza e sullo stesso piano, come in una sorta di riflessione sul dipingere e, in generale, sul fare pittura figurativa oggi.

Roberto Coda Zabetta nasce a Biella nel gennaio del 1975. Qui frequenta inizialmente l’Istituto Tecnico Sperimentale, per poi completare gli studi presso l’Istituto d’Arte di Roma. Nel 1995, conosce Aldo Mondino, di cui dal 1996 al 2000 è assistente di studio. Dal 1997 inizia a partecipare a mostre e ad alcuni concorsi per giovani artisti, sia in Italia che all’estero. Identità anonime (2000) è il suo primo catalogo, dedicato ai bambini morti nel genocidio in Ruanda. Nel 2001 si stabilisce a Milano. In questi anni vengono pubblicati: In Coda (2003), PPP e Colors (entrambi nel 2004). Tra il 2005 e il 2006 si ricordano due importanti mostre: a Palazzo Venezia e al Teatro India, a Roma. Seguono mostre personali e partecipazioni a mostre collettive in spazi pubblici e privati, da cui scaturisce un forte movimento di critica attorno al suo lavoro. Esce in questi anni il catalogo curato da Robert C. Morgan: Psichic Persona. Subito dopo parte per Parigi e Londra dove vivrà per un anno e dove frequenterà alcuni corsi alla Saint Martin School. Fondamentale in questo soggiorno è la conoscenza di David Roberts, Martin Holman e Laura Petrillo. Inizia la serie dedicata all’Oriente. Nell’aprile 2008 la Indonesian National Gallery gli dedica una personale che verrà seguita da mostre a Singapore, Hong Kong e Beijing. Viene pubblicato Koi Dan Trinacria.Torna in Italia e si stabilisce nel suo nuovo studio in un piccolo borgo marchigiano. Nel 2009 inaugura con una personale il Festival Dei Due Mondi di Spoleto a Palazzo Collicola. Nel 2010 Milano gli dedica una personale molto importante a Palazzo Reale, Nuvole Sacre. Successivamente verrà spostata al Pan – Palazzo delle Arti di Napoli. Nel 2011 si svolgono, nei primi mesi dell’anno, due mostre: Proibito, alla Langgang Art Foundation a Jakarta e ex voto, presso lo Spazio Culturale Antonio Ratti/Ex Chiesa di San Francesco a Como. Roberto Coda Zabetta è stato insignito dei più significativi premi italiani - Premio Passaggi a Nord-Ovest Fondazione Pistoletto, Premio Arte-Fiera di Bologna, Premio Giovani Artisti Miart 2003 e 2004, finalista Premio Cairo Communications - e selezionato per la Dena Foundation al Centre International d'Accueil et d'Echanges des Récollets di Parigi e per il BP Portrait Award 2006 di Londra.

Nunzio De Martino
Nato a Napoli nel 1967 Vive e lavora tra Napoli e Milano. Nella interpretazione heiddegeriana l’arte non è un valore in sé, come sosteneva Nietzsche, per il quale era uno strumento di liberazione degli interessi vitali e della volontà di potenza del Superuomo,ma, al contrario, è una potenzialità creativa di cui il soggetto umano non può disporre a suo piacimento, in quanto implica in se un sostanziale rapporto costitutivo dell’Esserci con uno svelamento originario della verità. Nelle opere di Nunzio De Martino esiste un senso di originaria verità, che si disvela attraverso la forma e nel progetto, e che rende ogni progetto di elaborazione prima un processo di creazione. Esiste un sostrato di religiosità nel lavoro metodico proposto dall’artista napoletano, dove l’io dell’artista si sdoppia tra l’essere la forza ricettiva e l’energia produttiva del segno. Le opere di De Martino ( i disegni, le installazioni, gli oggetti), vivono in un equilibrio precario, liminale, originario, dove l’immagine si riproduce in una moltiplicazione infinita di elementi primari. (Angelo Capasso)

Crescenzo Del Vecchio Berlingieri, è stato uno dei più noti artisti italiani, docente di Decorazione presso l’Accademia di Brera, ha concluso la sua esistenza nel corso dell’estate 2006, all’età di 69 anni. Nato a Baselice nel 1937, dopo alcune importanti mostre a Napoli, Roma e Milano, vinse il Premio Michetti nel 1972 ed il Premio Pettenon nel 1972 e nel 1974. Fu tra i promotori di Proposta ‘66 e del Gruppo Studio P. 66, con i quali partecipò a numerose mostre. Nel 1976 partecipò alla Biennale di Venezia con una mostra curata da Enrico Crispolti. Presente in numerose Triennali e Quadriennali, si mise in luce successivamente sulla scena artistica internazionale con mostre a Stoccarda, Parigi e Chicago, rispettivamente nella Galerie Senatore, nella galleria Levine e nella galleria Bianca Pilat Contemporary Art.

Daniela Morante è diplomata in scenografia all’Accademia di Belle Arti; Capo progetto del laboratorio Cuore che si rivolge ogni anno a circa 800 bambini e ai loro genitori; organizza laboratori creativi per adulti e bambini sul tema arte-cura; partecipa a diversi convegni di studio sull’importanza della pratica creativa nei contesti di cura e disagio; si è formata in counseling gestaltico ; partecipa a mostre personali e collettive con opere su carta o su tela o con happening su tematiche specifiche; ha curato nel 2014 un Convegno multidisciplinare: “Artefice di benessere” c/o l’Istituto per gli Studi Filosofici di Napoli, pubblicando successivamente il volume analogo con gli atti e la metodologia applicata nei suoi laboratori. Ama esprimersi con il segno ed il colore per riscoprire l’impulso creativo che alimenta in noi potenziali di energia compressa. Ha esposto in mostre personali e collettive, al Mann di Napoli, ad Arte Fiera di Bologna, all’Art Core di Los Angeles, si sposta di continuo tra diversi ambiti artistici, apparentemente non collegati tra loro. Ha sviluppato un suo metodo che offre in happening artistici, corsi di formazione e laboratori d’arte anche in contesti di disagio sociale o psico-fisico, scrive di teatro. Vive a Napoli.

Urano Palma - (1936-2010) nasce a Genova.

Vagando in varie città italiane, con un orecchio teso verso le avanguardie artistiche, si stabilisce a Milano, dove conosce e frequenta Lucio Fontana, grazie al quale ha la possibilità di dedicarsi completamente alla ricerca artistica. Nel 1962, Cardazzo noto gallerista d'arte s'interessa ai suoi lavori, dandogli la possibilità di fare la sua prima mostra personale alla galleria " il cavallino" di Venezia. In trentotto anni di carriera, Urano Palma, ha realizzato mostre in Germania (Ulm, Monaco, Dusseldorf) in Francia, Spagna, Stati Uniti ed in Corea, dove è scelto, insieme ad altri otto scultori, di rappresentare l'Italia in occasione delle olimpiadi di Seoul, con un'opera in ghisa, che si trova attualmente al Museo Permanente di Arte Contemporanea. Sempre in Corea e precisamente a Pusan, realizza un'opera in bronzo alta otto metri, per la Mostra Internazionale d'Arte organizzata dal governo Coreano. Urano Palma, dal 1960, si occupa anche di design. Realizza mobili scultura, utilizzando vari materiali : legno, pietra, bronzo, cristallo e alluminio. Il suo approccio alla pittura ed alle arti visuali proviene da varie esperienze nel settore della grafica pubblicitaria. Incomincia a dipingere verso il 1956, postulando intuitivamente l'inquinarsi atmosferico, raffigura alberi rinsecchiti. Dal 1963 al 1966 effettua esperimenti con materie plastiche ed elastomeri, in particolare con lastre di sicodur trasparente armato con cui elabora fra l'altro, una serie di gabbie con intenti fortemente polemici. Dal 1966 al 1968 svolge ricerche optical. Esperimenta inoltre due tematiche: "ritmi musicali" e "città" da cui in seguito trarrà spunti per attuazioni nel campo del design. Nel 1968 le sue ricerche sboccano nelle "visuali tecnologiche" assi che manipola dapprima intervenendo con il colore e poi, intorno al 1970, lavorandole direttamente con fresature ad intaglio. “Le sue visuali tecnologiche, pannelli di legno organizzati in strutture rigorosamente orizzontali e verticali e sul contrappunto di pieni e di vuoti, si presentano come "metafore" di strumenti di ricognizione e registrazione tecnica (schede perforate, pannelli di comandi ecc. ma, nello stesso tempo, sono il risultato di una processualità operativa volutamente artigianale di un intervento che lascia un largo margine alla casualità, all'invenzione del momento. Così le sue lunghe assi di legno, lavorate con pazienza ossessiva, presentano una struttura iterattiva e apparentemente seriale, in realtà costituiscono sculture o oggetti-emblemi, attrezzi d'una sorta di ritualità magica, dal forte sapore arcaico”(Filiberto Menna). Parallelamente alle "visuali tecnologiche" sviluppa strutture tridimensionali, oggetti afunzionali; adotta costantemente il legno "pover" e lo dilania con perforazioni. Siamo al suo lavoro attuale, il quale <> (Dino Gavina). Nel 1969 Palma riprendendo il tema dell'albero, ne trivellava i tronchi inanimati. Oggi <>, spiega : ed espone opere con tarli veri, <>.....<> (Gian Pacher). L'infierire tarlandoli, oggetti quotidiani archetipi di base antropologica (scranno, desco) può riproporre il gesto dada o commistioni surreali come rifiuto al convezionalismo. Ma Urano Palma pur minando in senso apocalittico l'oggetto, lo emblemizza in senso critico rendendo l'opera significante; il verbo negativo di un'etica sociale.

Giustina Piccolo, nasce a Marcianise. Vive e lavora a Capodrise di Caserta
Autodidatta. Sin dagli esordi (1990 ) elegge la pittura ( olio diluito su tele e/o cartoni ) quale mezzo di indagine del corpo femminile. 

Franco Scarano, nato a Napoli, vive e lavora a Casoria Napoli.
Artista autodidatta. Scarano, si dedica agli inizi degli anni ottanta ad una ricerca pittorica concettuale che predilige grandi dimensioni e pochi colori esasperati. Alla fine degli anni ottanta il suo interesse sono le installazioni utilizzando vari media acqua, luce, video e musica, che inducono il visitatore a riflettere sul suo stato d’animo e a tentare di districarsi tra la realtà e il sogno. Dalla metà degli anni novanta la sua attenzione è la fotografia digitale; moltiplica la stessa immagine innescando una sorte di ossessione.

Anonimo, vivente.
Preferisce restare tale.


Fiorenzo Zaffina e Claudia Quintieri. Apparenze

Fiorenzo Zaffina

Claudia Quintieri


Martedì 23 gennaio 2018 alle ore 19.00 la galleria Borghini Arte Contemporanea inaugura la doppia personale “APPARENZE” di Fiorenzo Zaffina e Claudia Quintieri, accompagnata dal testo critico di Lorenzo Canova e introduzione al catalogo di Rossella Alessandrucci. In questa occasione i mezzi artistici si moltiplicano: la fruizione estetica passa attraverso la scultura, la body art e la video arte che trovano il comune denominatore nella luce. Tutto è creato senza la volontà di fornire contorni precisi, ma l’intenzione è lasciare che l’osservatore si muova tra forme apparenti e indefinite.

“Fiorenzo Zaffina lavora da anni sul punto di incontro tra lo spazio della vita e quello dell’arte, sullo scavo come segno della storia dei luoghi, sul corpo fisico e metaforico della scultura trasformata dall’azione dell’artista che penetra nei recessi della materia e della memoria.” (Lorenzo Canova).

In una “michelangiolesca” visione della materia, l’artista elimina parti dal blocco di plexiglass per giungere a forme leggere ed eteree che quasi contrastano con la gestualità forte ed intensa dello scolpire. Egli“[…] entra nella materia per svelarne il contenuto e lo fa con un gusto estetico sublime stimolando nell’osservatore il piacere di guardare le sue sculture. L’aggiunta della luce nelle opere in mostra produce una sorta di sacralità che presuppone il silenzio.” (Rossella Alessandrucci).

Dalla materia di Zaffina, nelle opere di Claudia Quintieri si passa a sondare l’interiorità dell’essere umano attraverso “un video di forte impatto simbolico e iconico, un lavoro sul corpo, sulle emozioni e sulla passione […] dando un nuovo senso ai frammenti di un discorso amoroso attraverso il contatto, solo apparentemente accennato, ma in realtà totale, dei corpi.” (Lorenzo Canova).

In Claudia Quintieri levità ed evanescenza emergono dal suo video Marikana proposto in site-specific per questa occasione. Entriamo nell’ambito delle emozioni delicate e sfumate, all’interno di una scenografia candida nel biancore della nebbia che caratterizza il video. Inoltre, il contrasto tra i vari elementi del video ci conduce dal particolare all’universale dove l’uomo prescinde da qualsiasi razza egli appartenga. La finezza delle immagini è accentuata dalla luce “[…] che ci conduce nel mondo dei sensi e dell’istinto umano, strumenti offerti dalla natura per percepire nobili e raffinate sensazioni ma soprattutto per evolvere e raggiungere livelli di coscienza sempre più elevati.” 
(Rossella Alessandrucci).


INFO MOSTRA
Fiorenzo Zaffina | Claudia Quintieri
Apparenze

Testo critico di Lorenzo Canova
Introduzione al catalogo di Rossella Alessandrucci

Catalogo in galleria

Opening: martedì 23 gennaio 2018 ore 19.00
Galleria Borghini ArteContemporanea
Via Belsiana, 92 - 00197 Roma

Fino al 17 febbraio 2018
Orari: lunedì - sabato 10-13 / 16-19


GALLERIA BORGHINIARTECONTEMPORANEA
bea.artesrl@gmail.com / borghiniarte@gmail.com
Tel. 066797726 / Cell. 3395784979


Si ringrazia
Morganti il Caffè d’autore


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