domenica 18 giugno 2017

Anna Sargenti. "Io sono, Tu Sei”


Si inaugura Mercoledì 28 giugno 2017 alle ore 18 al PAN| Palazzo delle Arti di Napoli, Io sono - Tu sei. 1975-2017, oltre 40 anni di attività artistica di Anna Sargenti. La mostra si presenta al contempo come un viaggio antologico nella vasta produzione dell’artista romana ed un ritorno sulla scena contemporanea, dopo circa dieci anni di silenzio.

Promossa dall’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli, a cura di Maria Savarese, il percorso espositivo prende il titolo dall’ultimo lavoro della Sargenti, in mostra per la prima volta al PAN. L’installazione inedita è composta da oltre 40 tavole di legno usurate e ferite dal tempo, recuperate nelle campagne irpine, e poi coperte di bianco, intrecciate da uno spago con innumerevoli nodi. Un lavoro “duro” scaturito dall’introspezione di questi anni vissuti in solitudine dall’artista, sempre più consapevole del valore degli oggetti abbandonati, che proprio perché logorati, racchiudono una storia, cui viene ridata una nuova dignità. Un’affermazione del loro essere, una nuova declinazione, come quella dell’ausiliare che per eccellenza descrive il nostro stare al mondo. C’è un’archeologia dietro Io sono, tu sei, come in altri suoi lavori : le vecchie tavole, destinate a morire in un camino, sono ritrattate, restaurate, legate dai pensieri, e ricoperte da una pittura bianca , una sorta di gesto di difesa e custodia.

Tema ricorrente lungo l’intero allestimento, fatto di contrasti e sovrapposizioni, è proprio quello della memoria, in parte legata al vissuto personale dell’artista, in parte al ricordo dei luoghi. La mostra ripercorre, tra le varie tappe, anche Similitudo, l’esperienza presso l’ospedale Psichiatrico Frullone degli anni ’94-95: opere recluse, destinate ad autodistruggersi, ma documentate dall’abilissimo lavoro fotografico di Fabio Donato. Una riflessione sulle modalità dell’essere e del sentire, che esamina le zone oscure dell’io, le paure, i riti, le ansie pacate ed i vuoti colmati con i gesti della prassi artistica.

Io Sono-Tu sei. 1975-2017 racconta le sperimentazioni di tanti anni di lavoro, l’utilizzo delle più diverse tecniche realizzate su tela – legno – ferro; le ricerche di colore, dal giallo, al blu, al rosso fino al “colore più difficile”, il bianco; le contaminazioni con la musica, la fotografia, la poesia e il teatro.

Un itinerario volutamente disordinato, che procede per associazioni, spesso linguistiche, cariche di valenza letteraria (da Verlaine a Breton), altre volte sonore come nella sua Chambre de Musique.

L’artista, accompagnata negli anni dalle riflessioni critiche di Filiberto Menna, Angelo Trimarco e Achille Bonito Oliva, non ha mai smesso di analizzare lucidamente e di appartenere al quotidiano della città che oggi ospita la sua personale. Nella stazione Metropolitana di Quattro Giornate ed in quella di Salvator Rosa sono installate in maniera permanente da oltre 15 anni, Sabe que la lucha es crudel, trasfigurazione in collage di una poesia di Santos Discepolo e C’est la crapule, presentata a Pechino nel 1995 in occasione della conferenza mondiale dell’ONU sui diritti delle donne.


BIOGRAFIA ARTISTA
Anna Sargenti
(Roma, 1948. Vive e lavora a Castelvetere su Calore, Avellino)
Dopo aver frequentato a Roma l’Accademia di Belle Arti e la Scuola libera del Nudo, Anna Sargenti si trasferisce a Napoli alla metà degli anni settanta. Le prime mostre personali la vedono sulla scena romana (Galleria l’Angolo, 1980), napoletana (Sala Vincenzo Gemito, 1987) e milanese (Galleria Vinciana, 1988). A partire da una ricerca pittorica figurativa, con la rappresentazione di corpi femminili dalle linee marcate, Sargenti si distacca dalla figura, alleggerendola fino ad approdare all’astrattismo. Dalla fine degli anni ottanta le sue tele appaiono animate da linee e segni che creano composizioni dinamiche, dove alla costruzione sulla base del nero si alternano diverse dominanti cromatiche che si legano a particolari implicazioni emotive: il giallo, il blu, il rosso per poi arrivare al bianco. In questo frangente, è significativa la mostra personale allo Studio Trisorio nel 1992, per la quale l’artista si ispira all’opera Nadja di André Breton presentando lavori interamente dedicati alla gamma cromatica del giallo. Se la pittura costituisce il linguaggio privilegiato della sua ricerca, va registrata parallelamente una sperimentazione continua dei materiali che riguarda tanto i supporti (pezzi di legno trovati, siporex, plastica, plexiglass), quanto le superfici, dove si ritrovano fili di ferro, frammenti di spago intrecciati, concrezioni di schiuma, collage con immagini fotografiche e brani tratti da testi poetici. L’intervento pittorico traspone quindi la sua matrice segnica in una dimensione tridimensionale e arriva a coinvolgere interi ambienti, come gli spazi dell’Ospedale psichiatrico Frullone dove Sargenti lavora tra il 1994 e il 1995. L’artista associa inoltre alla pratica pittorica frequenti incursioni nel campo del design e della produzione di oggetti, con la realizzazione di tavoli, lampade, gioielli, stoffe, ceramiche che ripropongono linee e segni delle sue tele.

Nel 2000 la Sala Dorica di Palazzo Reale a Napoli ospita la sua mostra personale Ri-tratti, cui segue Bianco è anima nelle Prigioni di Castel dell’Ovo nel 2003, ispirata all’opera letteraria Il Minotauro di Dürrenmatt e tutta incentrata sul bianco. Nel 2005 la mostra Come il giorno e la notte presso la Changing Role More Over Gallery di Napoli presenta opere realizzate con diversi materiali il cui trait d’union è la figura di Marlon Brando.

Opere di Anna Sargenti sono installate in permanenza nella Metropolitana di Napoli, nelle stazioni di Quattro Giornate (Sabe que la lucha es crudel, 2000, trasfigurazione in collage di una poesia di Santos Discepolo) e di Salvator Rosa (C’est la crapule, installata nel 2001 e precedentemente presentata a Pechino nel 1995 in occasione della conferenza mondiale dell’ONU sui diritti delle donne). [AT]

Mostre principali
Galleria l’Angolo, Roma 1980; Sala Vincenzo Gemito, Napoli 1987; Galleria Vinciana, Milano 1988; Studio Erre, Roma 1989; Galleria Art-Image, Napoli 1990; Galleria Rizzardi, Milano 1991; Studio Trisorio, Napoli 1992; Artexarte, Villaricca (NA) 1993; Galleria Cortina, Milano 1993 e 1997; Galleria Toledo, Napoli 1996; Teatro Il Vascello, Roma 1998; Palazzo Reale, Napoli 2000; Castel dell’Ovo, Napoli 2003; Galerie Viviana Grandi, Bruxelles 2003; Changing Role More Over Gallery, Napoli 2005; Artexarte Box, Napoli 2008.



SCHEDA MOSTRA
Titolo: Io Sono- Tu Sei. 1975-2017
Artista: Anna Sargenti
Sede: PAN|Palazzo delle Arti Napoli
Promossa: Comune di Napoli, Assessorato alla Cultura e Turismo
A cura di : Maria Savarese
Opening: 28 Giugno 2017 ore 18
Date: 29 Giugno – 21 Luglio
Orari: 9.30-8.30 martedì chiuso
Ufficio Stampa: AnnaChiara Della Corte
a.chiaradellacorte@gmail.com

pubblica: 
333 8650479

domenica 11 giugno 2017

Gilbert&George alla Fondazione Pino Pascali

Il 24 giugno alle ore 19,30

GILBERT&GEORGE ALLA FONDAZIONE PINO PASCALI

Gilbert&George si racconteranno in una tavola rotonda con Alessandra Mammì e Mario Codognato. Nell’ambito del festival Art/Movie, sarà, inoltre, proiettato il film “THE WORLD OF GILBERT & GEORGE, 1981. La storica dell’arte Lia De Venere presenterà l’opera “CHERRY BLOSSOM N.6”, 1974.

È necessario prenotarsi a: stampa@museopinopascali.it


La Fondazione Pino Pascali, diretta da Rosalba Branà, è orgogliosa di presentare nell’ambito di Art/Movie, il festival tra arte e cinema con il coordinamento generale di Santa Nastro, il progetto “Un film, un’opera”.
Ad inaugurare il format due tra i più importanti artisti contemporanei viventi, Gilbert&George, che saranno il 24 giugno dalle ore 19,30 a Polignano a Mare a raccontarsi, in una tavola rotonda con la giornalista Alessandra Mammì e il curatore Mario Codognato.

L’ “area cinema”, a cura di Alessandra Mammì, presenta in collaborazione con la Cineteca Nazionale di Roma, il film THE WORLD OF GILBERT & GEORGE: è un canto d’amore per l’Inghilterra, per il mondo, per Londra, per il quartiere dell’East End in cui gli artisti abitano, ai tempi un luogo povero, malfamato, senza quel riverbero azzurro-acciaio degli edifici cresciuti uno accanto all’altro negli ultimi vent’anni.
È un vero e proprio film concepito come un’opera d’arte quello scritto, diretto e interpretato da Gilbert&George nel 1981. Pellicola persa, ritrovata e ora infine restaurata dalla Cineteca Nazionale in collaborazione con Milestone Films e presentata nel 2016 a Roma, prima di approdare alla Fondazione Pino Pascali.

L’opera, che sarà presentata dalla storica dell’arte Lia De Venere, è CHERRY BLOSSOM N.6 (Fiore di ciliegio n.6) proveniente dalla Collezione Angelo Baldassarre di Bari. L’opera appartiene a un ciclo di dodici, che è stato realizzato da Gilbert&George nell’autunno del 1974 e costituisce una tappa molto importante all’interno del loro percorso artistico. Nella serie CHERRY BLOSSOM gli artisti fanno ricorso per la prima volta all’adozione di una griglia regolare costituita da una serie di elementi rettangolari di uguali dimensioni disposti in maniera ordinata a costituire un unico lavoro e fa la sua prima apparizione il colore, in particolare il rosso.
Il ciclo CHERRY BLOSSOM segna una svolta fondamentale non solo dal punto di vista formale nell’arte e nella attività di Gilbert&George. Il loro sguardo si rivolge da allora al crogiolo di culture, etnie, religioni, lingue, realtà sociali, che caratterizza la città, e di conseguenza alle contraddizioni, alle violenze, alle insoddisfazioni, alle speranze che albergano nel microcosmo che li circonda.

L’opera CHERRY BLOSSOM N.6 è stata esposta solo una volta al pubblico, prima di arrivare alla Fondazione Pino Pascali: nel 1974 alla Galleria Sperone di Roma.

Completa il percorso l’ “educational area” che offrirà al pubblico una serie di apparati didattici che raccontano gli artisti e una selezione di film e documentari dedicati a Gilbert&George. Tra questi, Singing Sculpture, per la courtesy della Galleria Sonnabend di New York, documentazione della famosa performance presentata per la prima volta nel 1969 alla Nigel Greenwood Gallery. Con i volti dipinti da una vernice multicolore metallica, un bastone da passeggio e i completi in tweed o lana che diventeranno la loro uniforme, gli artisti salgono su una pedana e cantano per un giorno intero muovendosi come automi di un carillon.
La performance non verrà ripetuta per quasi 15 anni, finché poi non sarà proprio questa l’opera chiamata nel 1991 a celebrare i venti anni della galleria Sonnabend a New York , che ne produce il film girato dall’amico artista e regista Philip Haas, visibile al Museo Pino Pascali. Centinaia furono le persone nel pubblico mentre entusiasti critici newyorkesi lo definirono “the purest art film ever made”. Sarà inoltre possibile vedere il documentario “Tim Marlow with Gilbert and George" (2007), diretto da Ben Harding, Seventh Art Production) e The Secret Files of Gilbert&George (2007, JRP- Ringler), una intervista con il critico e curatore svizzero Hans Ulrich Obrist.

L’opera CHERRY BLOSSOM N.6 e l’educational area, saranno fruibili e visitabili fino al 2 settembre 2017.

Gilbert&George. Gilbert è nato nelle Dolomiti, in Italia, nel 1943. George è nato a Devon nel 1942. Vivono e lavorano a Londra. Insieme hanno partecipato a molti importanti group e solo show tra cui: la 51. Biennale delle Arti Visive di Venezia (2005), il Turner Prize (1984), la Carnegie International (1985). Tra le più importanti personali: Whitechapel Gallery (1971-72), National Gallery Beijing (1993),
Shanghai Art Museum (1993), Stedelijk Museum, Amsterdam (1995-1996), Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris (1998), Serpentine Gallery, Londra (2002), Kunsthaus Bregenz (2002), Kestnergesellschaft, Hannover (2004-2005), Tate Modern, Londra, Haus der Kunst, Monaco (2007), Brooklyn Museum of Art, New York (2008-09), Philadelphia Museum of Art (2008), ‘Jack Freak Pictures’, CAC Malaga, Museum of Contemporary Art, Zagreb, Palais des Beaux Arts, Brussels (2010), Deichtorhallen, Hamburg, Kunstmuseum Linz (2011), Laznia Centre for Contemporary Art, Gdansk (2011-2012), Museum Küppersmühle, Duisburg (2012).


Fondazione Pino Pascali | Museo Arte Contemporanea
Via Parco del Lauro, 119
POLIGNANO A MARE, BA 70044

Press: Santa Nastro snastro@gmail.com +393928928522

venerdì 9 giugno 2017

AT FULL BLAST 2017 in mostra a LATERZA - MATERA - MARINA DI GINOSA

 


  

A poco più di tre anni dalla prima edizione, la collettiva d’arte contemporanea “At Full Blast – A tutto spiano” curata da Massimo Nardi torna in scena ambiziosamente, valicando gli originari confini dell’area metropolitana barese. Ricco il programma di eventi, triplice la location, unico l’obiettivo: valorizzare luoghi, territori e comunità locali promuovendo cultura e turismo. Laterza, Marina di Ginosa e Matera sono le tappe di un articolato percorso espositivo che vede protagoniste produzioni artistiche contemporanee di indubbio profilo in spazi storici e contesti da riscoprire. Forme, spazi, elementi, segni, risonanze, frammenti. Tutti rigorosamente “narrati” dall’elegante curatèla quali singoli frames di un unico tessuto emozionale. Ed è proprio qui, appunto, che si staglia la cifra distintiva - non solo estetica – della mostra curata da Nardi. Pittura, scultura, installazioni, performance, nuove arti visive. I lavori in mostra non fanno sconti: richiedono una relazione, una (de)codifica, impongono un ruolo attivo da parte dello spettatore, pretendono un’interazione persistente fra produttore e fruitore di senso. Il bisogno inoltre, anzi l’urgenza, di un rapporto diretto con la dimensione fisica (quasi una compenetrazione con lo spazio reale e con quei “luoghi” – per dirla con Augé – intrisi di elementi identitari, storici e culturali) segna profondamente l’etica e l’estetica di un linguaggio mai esclusivamente rappresentativo ma sempre marcatamente evocativo. Inevitabile il riferimento al binomio concettuale deterritorializzazione/riterritorializzazione ed alle complesse, ma epistemologicamente sempre efficaci, analisi di Deleuze e Guattari. Ineludibile il richiamo alla ricca narrativa scientifica esistente sugli articolati rapporti fra mutamenti tecnologici, territori ed espressioni artistiche e culturali. Probabilmente, è proprio in questo solco, in questa riflessione, che questa collettiva cerca (e trova pienamente) il proprio senso, la propria unicità. Le opere selezionate, infatti, parlano a chi le guarda e spianano il campo ad un’introspezione mai banale, spesso inattesa, dichiaratamente dialettica: passato e presente, ombre e luci, pesantezza e lievità, materialità e spiritualità, quali poli di una dualità intrinseca alla complessità dell’agire umano, svelano il disorientamento sempre più caratterizzante la nostra contemporaneità. A dispetto di una falsa parcellizzazione, “At Full Blast” apre, dunque, il sipario in un atto unico e richiama in scena, in primo piano, la sensibilità e l’emotività dell’osservatore attivando, sin dal primo incontro, quel sofisticato complesso di relazioni che si instaura, attorno all’opera, fra autore, oggetto e campo della rappresentazione. Dettagli, espansioni, torsioni, stupore, memoria, segni di discontinuità spaziali e stilistiche che evocano discontinuità nel tempo ma che – paradossalmente – riescono a restituire efficacemente il senso del contesto storico-sociale e la misura della complessità in cui siamo chiamati a vivere. L’arte contemporanea - è sempre più evidente - seduce inevitabilmente chi sa interpretare le metamorfosi del reale. Anche “At Full Blast” non sfugge a questa regola: è un caleidoscopio di linguaggi, forme espressive e sensoriali che sanno offrire spunti diversi a ciascun visitatore. E’ l’incantesimo inaspettato ed inimmaginabile (differente per ognuno ed in questo senso postmoderno) che ci dimostra, passo dopo passo, opera dopo opera, quanto – anche nell’era dei social e dei digital devices - la bellezza dell’arte senza limiti e dei luoghi ricchi di storia ed identità sappiano sorprenderci ancora. A tutto spiano.  Maurizio Brunialti - Sociologo 

Inaugurazione prima tappa a Laterza il 17 giugno 2017 alle ore 19.30

 Laterza - Matera - Marina di Ginosa
giugno - luglio - Agosto


collaboratori del progetto

Maurizio Brunialti
Antonio Giannini
Amalia Di Lanno
Letizia Gatti
Edi Media &;Messaggi Edizioni
Pino Coce
Max Mallardi
Mimma Stano
Angelo Moro
Lorenzo Antinora
Carmen De Stasio
Nicola Zilio
Tommaso Bradascio


Si ringrazia

Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo
Matera 2019 Capitale Europea della Cultura
Comune di Laterza
Comune di Matera
Marina di Ginosa - Comune di Ginosa
Molino Bongermino
Chiave di volta
BCC Marina di Ginosa

artisti
 
EZIA MITOLO FRANCO ALTOBELLI  BEPPE LABIANCA CLAUDIA VENUTO GUIDO CORAZZIARI LETIZIA GATTI PAOLO TINELLA ANGELA CONSOLI CONCETTA RUSSO  ANTONELLA VENTOLA LOREDANA CACUCCIOLO ANTONIA BUFI ORONZO LIUZZI ROSSANA BUCCI ARIANNA SPIZZICO GIUSEPPE VALLARELLI JOSEP MARIA ALARCòN ANTONIO LAURELLI GIOVANNI CARPIGNANO PIETRO DE SCISCIOLO ENZO GUARICCI  MARIANGELA CASSANO ANTONIO GIANNINI PAOLO DE SANTOLI JARA MARZULLI PINO COLONNA ANGELA REGINA FRANCESCO SANNICANDRO  - GIANNI DE SERIO -  DANIELA CHIONNA ROSA CONSALVO - GIULIO SPAGONE -  LINO SIVILLI PIERLUCA CETERA  WALTER LOPARCO FLAVIA D’ALESSANDRO VINCENZO MASCOLI FRANCO CORTESE DARIO AGRIMI MAURO ANTONIO MEZZINA  CARLO FUSCA AMEDEO DEL GIUDICE ANGELO CORTESE LAURA AGOSTINI PIETRO RICUCCI CLITOROSSO  

Una lunga stagione d’arte
 
Un percorso straordinario traccia la vitalità artistica degli artisti pugliesi. Un evento, una macro-occasione per determinare la varietà configurativa delle conversioni del mare, della tenacia del vento e delle cadenze ritmiche di un territorio che è immagine di una versatilità assimilabile a cadenze idiomatiche con similare connotazione nei linguaggi dell’arte, attraverso i quali si contende lo spazio illusorio a fulgori e dissolvenze di un luogo disposto alla generatività di riflessioni e linguaggi che insistono sulla trascrizione di epoche, di civiltà medie e piccole, evolvendosi in ambienti estesi che dell’uomo comprendono la vivacità.
Dinamica espressione dei tempi che cambiano, quei linguaggi detengono realtà che si rinnovano nella misura dell’esistente, trattenendo l’eredità compositiva di colori e umori nell’impeto del passaggio, assumendo in ciò un carattere storico, sebbene sovente per taluni la realtà esteriore non sia altro che una linea cronologica da superare, da contaminare o dissolvere dietro astrazioni e simboliche argomentazioni.
Nell’arte il tempo conquista la sua voce; attraverso i caratteri essenziali, negli atteggiamenti mai plastici, ne riconosce la verve mai alienata da vicissitudini personalistiche in una flessibilità di consonanze e vocalizzazioni di pause, di distanze, continuamente in grado di traslare in combinazioni che incidono le dissolvenze e le discrepanze di un tempo che, in quanto tale, è versatile e anti-anemico.
La voce d’arte è movimento che confluisce nelle intemperie irrefrenabili del tempo e del tempo connota la scena, divenendo legno e drappo, sipario e platea. Azione, contagio, interlocuzione. Interferenza di culture e di stili che sostengono la tensione d’artista e penetrano i domicili scelti nell’invisibilità del pensiero. Specchio e ingegno. Strumento e comportamento. In tal senso, l’arte sovverte la prospettiva e, da un punto focale volutamente distaccato, traghetta voci e illustra vitalità di un’inesauribile intelligenza immaginativa.
  Intensa partecipazione del territorio, l’arte-Arte si distanzia dalle seduttività convenzionali e infittisce l’interlocuzione con il luogo della conoscenza senza diluizioni o compromessi. È lettura e azione della materia, sia come archetipo sostanziale, che come tramite di aperto e moltiplicativo confronto con gli ambienti scelti per individuali proposizioni linguistiche.
In tal senso, l’arte si riallaccia a densità quotidiane, delle quali è traduzione di linguaggi – squarcio tattile e tissutale di realtà meditative che avvengono nella simultaneità di spazi minimali, in cui la vita procede anche al di là di ritmi esteriori configurati come estemporaneo tratto di una solitaria tendenza alla quiete. Viepiù, l’arte sollecita la percezione di una weltanschauung identificativa che si frantuma in miriadi di situazioni dall’apparente casualità, concorrendo a dar forma e struttura a un’anti-sistemica percezione distante dalla mera descrittività, dalla capillare formulazione di dettagli di stampo asettico e definito.
In questo si riconosce l’espressione degli artisti e, in particolare, di Spizzico, fino a toccare le corde stonate e intime di chi, alla stregua dello stile che richiama Domenico Cantatore, riunisce in una solida visione le materiche forme degli anonimi, traslati, infine, in una maestosità che riempie totalmente lo spazio pittorico e organizza i punti focali sullo spazio attivo della tela, sulla quale si dilatano a definire frantumi aggregati come tasselli cromatizzati da una tonalità greve.
In un lampo di oggettivazione, vengono così a unificarsi (senza fondersi) tracce materiche che spingono oltre e condensano in una visione molteplice una quotidianità sollecitata da sguardi furtivi. Si potrebbe parlare di un realismo favoloso alla maniera di un Goffredo Parise, ma anche della tenacia bodiniana nell’arroccarsi a stili d’essere che si colorano di intonazioni gravide di esistenza memorabile.
Carmen De Stasio
 

La mostra "AT FULL BLAST " rappresenta un'iniziativa fuori dall'ordinario per la comunità laertina. Le opere d'arte , come giochi di luce ed ombra, saranno ospitate da luoghi inediti, insoliti, mai aperti prima. E' un onore per noi essere parte di un progetto itinerante, che sottolinea la forza del legame sinergico che l’arte crea tra i territori.

L'arte come narrazione di paesaggi, di identità, di storie. Ma soprattutto, l'arte come veicolo di messaggi sociali importanti e recupero di identità perdute.

Questa esposizione diffusa si inserisce perfettamente nel contesto artistico culturale della città di Laterza. Nei nostri vicoli e nei racconti dei nostri nonni ci sono le ceramiche e il lento lavorio dei maestri della maiolica. Oggi quella tradizione è viva più che mai grazie  al Museo della Maiolica che, nato nel 2015, ha risvegliato la passione degli artigiani per l’antica arte della ceramica.

E’ un’occasione unica quella di accostare  le opere contemporanee alla maestosità degli edifici storici, luoghi simbolo della nostra comunità. 

Oggi,  oltre la maiolica, lanciamo uno sguardo d’insieme lungimirante sulle  forme artistiche declinate in chiave contemporanea, così da sottolineare il filo conduttore nel quale crediamo da sempre,la bellezza.

Gianfranco Lopane Sindaco

 

 
Alla ricerca di luoghi da esplorare!
E’ un percorso sul quale ci fa piacere avventurarci. Lo stiamo facendo da alcuni anni, riscoprendo luoghi abbandonati ed usciti dall’immaginario collettivo. Palazzi abbandonati, chiese dimenticate, arte oscurata. Un esempio per tutti il Palazzo marchesale passato in pochi anni da imponente rudere nel centro storico di Laterza a centro di estrema vivacità culturale. In esso è stato allestito il MuMa, museo della Maiolica, che ha restituito ai laertini la memoria e l’orgoglio di un grande passato artistico della maiolica; si realizzano spettacoli, conferenze, eventi storici e mostre. “At Full Blast” si inserisce a pieno titolo in questo percorso di scoperta e di riappropriazione da parte delle nuove generazioni di luoghi vissuti nel passato. L’arte dà linfa vitale e riaccende gli spazi dando loro nuova luce. Spazi coperti o all’aperto riemergono dall’oblio, ritornano a vivere, a riempirsi di suoni, di voci, di colori e a regalare emozioni.
Porgo un enorme ringraziamento a Massimo Nardi che ha proposto alla collettività di Laterza questa preziosa iniziativa, dando l’opportunità di accogliere artisti di grande valore che sicuramente lasceranno un segno indelebile nella nostra memoria.
 Mimma Stano Ass.re al Turismo
Comune di Laterza.


 
 
Il gusto dell'arte: tour 2017

Nella splendida location di Palazzo Bellini ad Oleggio, sabato 24 giugno alle 17, si inaugura la prima tappa del tour 2017, che chiuderà domenica 2 luglio, de "Il gusto dell'arte".
L'immagine guida del progetto è "Magia" scultura luminosa del maestro Marco Lodola. Un grande evento espositivo collettivo e itinerante per promuovere e valorizzare le più diverse forme di sperimentazione artistica dell'arte contemporanea.
"Il gusto dell'arte" sarà un importante occasione di scambio culturale da nord a sud del nostro Paese che andrà oltre la classica mostra, un vero e proprio viaggio per creare occasioni di confronto tra gli artisti e chiunque abbia voglia di mettere in gioco sé stesso, la propria arte e le proprie idee. Un generatore di nuovi dialoghi, un osservatorio privilegiato sulla creatività per la conoscenza dello "stato dell'arte" attuale, un momento di incontro, partecipazione e coinvolgimento di artisti, operatori culturali, critici, galleristi, responsabili di centri espositivi, musei e così via, per favorire la nascita di nuove sinergie che solo l'arte sa creare.
At Full Blast collaborerà con l'ideatore del progetto "Il gusto dell'arte" .Vincenzo Scardigno per la tappa di Matera con l'architetto Lorenzo Antinora

 
AT FULL BLAST parte dal luogo.
Cos'è un luogo? Un qualcosa di immobile, un qualcosa di chiuso, un qualcosa di finito e immutabile? Un luogo per quanto delimitato e delimitabile, non può e non deve essere un concetto chiuso, fermo. Un luogo è le immagini di chi lo ha abitato e di chi lo abita; un luogo è lo spazio che occupa; un luogo è le immagini e gli stimoli che genera.
AT FULL BLAST con la sua carica esplosiva rende i luoghi altro rispetto a quello che sono, altro rispetto a quello che erano prima, arricchendoli di significato.
AT FULL BLAST è l'antico Palazzo Marchesale di Laterza, ma sarà anche il Palazzo della Delegazione Comunale di Marina di Ginosa, sarà l'ipogeo di Sant'Agostino a Matera, Capitale Europea della Cultura 2019.
AT FULL BLAST è l'invasione dei luoghi da parte di un gruppo di artisti che ne danno una nuova veste, un nuovo significato, generando per quello stesso luogo nuove emozioni, nuove sensazioni. Passato e presente dialogheranno tra di loro e, fondendosi, daranno vita a nuove sinergie capaci, spostandosi da un luogo all'altro, di creare nuovi itinerari percorribili. Non un solo luogo ma più luoghi che si arricchiranno di nuovi impulsi artistici e di nuove emozioni.

Nicola Zilio
Operature culturale e
 Direttore Ufficio Iat Laterza
 

Marina di Ginosa
Nell’immaginario collettivo della comunità marinese si ha la convinzione che il nostro territorio abbia radici recenti, afferenti alla nascita di una borgata che viene timidamente costruita a seguito di una profonda opera di bonifica, agli inizi del secolo scorso, in un territorio ormai connotato come una “palude”.
Di fatto, proprio in quegli anni, si rinvengono le prime testimonianze antiche. Solo da un trentennio è stato possibile indagare archeologicamente una parte del nostro territorio. Le radici identitarie affondano soprattutto nel periodo della colonizzazione greca e la testimonianza più vicina è rappresentata dal c.d. tempio delle “Tavole Palatine”, monumento che conserva parte dell’elegante colonnato in stile dorico costruito nella seconda metà del VI secolo a.C. L’Heraion, ovvero il tempio di Hera è ubicato su un lieve rilievo collinare che domina la vallata del fiume Bradano, il corso di questo fiume correva in antico molto più a nord, proprio nel territorio rurale di Marina di Ginosa. I santuari delimitavano il territorio di pertinenza di una polis, ma in questo caso la chora metapontina oltrepassava quel limite naturale costituito dallo stesso fiume Bradano. L’estesa vallata fluviale, come confermano i ritrovamenti archeologici nel territorio di Marina di Ginosa, era occupata dagli insediamenti rurali dei coloni e da alcuni settori della necropoli urbana settentrionale. La presenza di piccoli sacelli cultuali è confermata da numerosi pezzi architettonici reimpiegati negli ambienti di fattorie ellenistiche. Questi luoghi di culto costituivano un punto di aggregazione delle abitazioni rurali, come le stesse fattorie greche ritrovate in località Pantano a Marina di Ginosa. La ricerca archeologica consente di affermare che la popolazione residente in queste contrade deve essere considerata di cultura greca, per i materiali, per il rito funerario e per le tecniche edilizie adottate. Inoltre è possibile affermare che  fino al  V secolo a.C. il territorio di pertinenza della città di Metaponto era molto più esteso e con molta probabilità si spingeva fino al fiume Lato in agro di Castellaneta. Successivamente si assiste ad una contrazione del territorio causato dall’espansione del dominio di Taranto altra importante città magnogreca.
Conoscere le nostre origini farebbe apprezzare ancor di più il terreno che calpestiamo, ma soprattutto ciò che ha caratterizzato il nostro paese con le varie culture e tradizioni delle famiglie provenienti da altri luoghi, facendo  di conseguenza nascere quel senso di appartenenza ad un territorio già vissuto.  
 Angelo Moro
  Delegato Sindaco   Consigliere con incarico ai Beni Culturali  Comune di Ginosa
 

 






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TRULLO 227_Natura e artificio

TRULLO 227_Natura e artificio
A cura di Graziella Melania Geraci e Shazar Gallery
24 | 25 Giugno 2017
Opening : 24 Giugno 2017 | dalle h. 18.30
Presso: Trullo Nicolo’, Via Ostuni 227 M, Martina Franca (TA), 40.705557, 17.382461
Giovanni Battimiello | Italia, Monica Biancardi | Italia, Eli Acheson-Elmassry | Galles, Rocco Dubbini | Italia, Mutaz Elemam | Sudan,Valeria Fondi| Italia, Lello Lopez | Italia, Lyuda Kalinichenko (Hoffmann) | Russia, Ezia Mitolo | Italia, Giacomo Montanaro | Italia, Stefania Ricci | Italia, Paola Risoli | Italia, Marta Strilchuk | Ucraina, Marialuisa Tadei | Italia

Il 24 e il 25 giugno, dalle ore 18.30, ad un anno dal grande successo, ritorna, con la seconda edizione, TRULLO 227, l’evento, a cura di Graziella Melania Geraci e Shazar Gallery, che porta una mostra di arte contemporanea in un trullo.
Quest’anno la programmazione si moltiplica e dopo la mostra di giugno si susseguiranno una serie di appuntamenti, AperiArte, con incontri, performance e tavole rotonde con esperti del settore per parlare e confrontarsi con il pubblico sempre piu’ desideroso di approfondire e comprendere l’arte contemporanea.
TRULLO 227_Natura e artificio è il titolo del secondo appuntamento, un nuovo e intrigante avvenimento culturale durante il quale le opere di quattordici artisti nazionali e internazionali dialogheranno con gli spazi del Trullo Nicolo’ (in via Ostuni 227 zona M, Martina Franca, TA) per modificarne l’usuale conformazione tradizionale.
Luci, video e installazioni creeranno un percorso esterno tra i coni e il giardino che circonda la location della mostra mentre all’interno del Trullo Nicolo’ sorprenderanno le raffinate opere allestite per confrontarsi con le curve e con gli spazi ridotti in un dipanarsi che accentuera’ il connubio e il contrasto tra l’artificio e la natura. Quale luogo migliore potrebbe servire da scenario per mettere in mostra l’attualità di argomenti che fanno parte del quotidiano locale e globale?
La magia e il turbamento dell’estasi di fronte allo spettacolo della natura ha una fortissima impronta nel pensiero umano, la stessa cosa accade per i paesaggi urbani, per gli agglomerati artificiali e per tutto ciò che la mano umana ha creato.
L’unione di entrambi i mondi, quello naturale e quello artificiale, tende a condurre una riflessione profonda sulla verità e sulla irrealtà del mondo contemporaneo. L’arte funge da viatico in tale viaggio conoscitivo, un percorso fatto da immagini contrapposte o delicate visioni di elementi fitomorfi, la scoperta delle città o delle convenzioni sociali che diventano il lato naturale dell’umano, mentre i fiori e i prati assurgono a locus sintetico, in cui nascono ferro e acciaio.
Foto, installazioni, dipinti e video conducono il visitatore in un itinerario interiore, il vissuto personale prende forma attraverso l’arte che ancora una volta mostra se stessa e la sua universalità.
L’apertura dell’evento si terrà il 24 giugno dalle ore 18.30 presso il Trullo Nicolò in via Ostuni 227 M, Martina Franca (TA).

INFO +393475999666 - +39 3391532484
Trullo Nicolo’, Via Ostuni 227 zona M, Martina Franca (TA), 40.705557, 17.382461 +39 3475999666 grazie.geraci@gmail.com
Shazar Gallery, Napoli -+39 3391532484- www.shazargallery.comshazar@virgilio.it FB shazargallery Instagram : shazargallery

Specula | Oltre lo Specchio Alchemico

Agli inizi del secolo XII, Bono da Ferrara definì l'alchimia l'arte dell'arte, la scienza di tutte le scienze, fornendo agli addetti ai lavori un bagaglio di riferimenti culturali incrociati, dalla filosofia alla mitologia, alla tecnologia dei materiali, inserendo gli “elementi”, formule chimiche, letterature, metafore.

Lo specchio si trasforma in letterature enigmatiche e simboliche con l'azione del fuoco, dell'acqua, di matracci, alambicchi, storte, distillatori, atanòr. Sono questi i colori che si riflettono tra materia e spiritualità.

Attraverso quest' operazione ed esperienza artistica, c'è l'espressione rivolta ai valori dell'introversione e della meditazione fantastica, su mondi migliori, oltre i vincoli della materia. Ed è proprio questa materia che gli alchimisti-artisti trasformano in conoscenza e coscienza di sè, diventando individui creativi.

In questa direzione è volta l'attuale ricerca di Sabino Lerario, per la rappresentazione di un linguaggio artistico attraverso l'alchimia, strumento espressivo che avvicina maggiormente all'uomo e alle cose.


Specula | Oltre lo Specchio Alchemico
dal 16 giugno al 16 luglio 2017
Inaugurazione venerdì 16 giugno ore 19.30


Strada dei Gesuiti 13, 70122 Bari
Orari di apertura
Dal mar al sab h. 17:30 / 20:30

ADDENDI. Sculture di Riccardo Monachesi


Una mostra promossa dalla Società Cooperativa “Girolamo Fabrizio”,
a cura di Francesco Paolo Del Re

Viterbo, Museo della Ceramica della Tuscia
17 giugno – 10 settembre 2017
Inaugurazione: 17 giugno 2017, ore 18.30

Civita Castellana (VT), Museo della Ceramica “Casimiro Marcantoni”
23 settembre – 7 gennaio 2018
Inaugurazione: 23 settembre 2017, ore 18.30

Due sedi museali e due appuntamenti espositivi – uno a Viterbo e uno a Civita Castellana (VT) – per la nuova mostra personale di sculture di Riccardo Monachesi, organizzata nell’anno in cui ricorre il quarantennale di attività dell’artista romano. L’esposizione, a cura di Francesco Paolo Del Re, si intitola “Riccardo Monachesi. Addendi” ed è promossa e allestita dalla Società Cooperativa “Girolamo Fabrizio”, gestore dei servizi culturali e didattici del Museo della Ceramica della Tuscia e del Museo della Ceramica “Casimiro Marcantoni”, con il patrocinio della CNA Associazione di Viterbo e Civitavecchia, in collaborazione con la Fondazione Carivit.

Il primo dei due appuntamenti inaugura sabato 17 giugno alle ore 18:30 ed è visitabile fino al 10 settembre 2017 negli spazi di Palazzo Brugiotti, prestigiosa sede del Museo della Ceramica della Tuscia, nel cuore del centro storico di Viterbo (via Cavour 67). Il secondo evento espositivo, invece, inaugura sabato 23 settembre alle ore 18:30 e resta aperto al pubblico fino al 7 gennaio 2018 nel Museo della Ceramica “Casimiro Marcantoni”, all’interno della Chiesa di San Giorgio a Civita Castellana (VT) (viale Gramsci 1).

“Riccardo Monachesi. Addendi” raccoglie un’antologia delle sculture in ceramica realizzate dall’artista, con particolare attenzione alla produzione degli ultimi anni e con alcune significative incursioni nella produzione precedente, a partire dagli anni Ottanta del Novecento. A raccontare e accompagnare il percorso artistico di Riccardo Monachesi, un testo critico di Enrico Parlato.

ARTE COME PROCESSO DI CONTINUA ADDIZIONE - Una nuova personale, un nuovo addendo, a distanza di quattro anni dalla grande mostra organizzata all’interno del Museo delle Mura di Porta San Sebastiano a Roma. “Nel disegno più ampio del percorso della ricerca di un artista – scrive il curatore Francesco Paolo Del Re – ogni nuova tappa espositiva si inserisce come una tessera di mosaico, ponendosi in dialogo con il passato e il futuro della sua sperimentazione e con il contesto culturale all’interno del quale è inserito. In questo senso, la riflessione che ispira il titolo della mostra immagina il lavoro artistico come un fare processuale inserito in un universo di relazioni. Nelle due sedi di Viterbo e di Civita Castellana si presenta dunque una mostra-addendo, per valorizzare le peculiarità della scultura di Riccardo Monachesi, artista che fa dell’addizione di elementi modulari e della variazione all’interno di un principio seriale uno dei suoi punti di forza, con l’intento di trasformare il lavoro plastico in più ampie installazioni che si confrontano attivamente con lo spazio espositivo”.

SCULTURA E CERAMICA - Il lavoro di Riccardo Monachesi si incardina su due principi fondamentali: da una parte il primato della scultura, cioè l’affermazione di un modus operandi che precede la scelta del medium ceramico, dall’altra il rispetto assoluto della ceramica, che deriva da una vera e propria passione per la materia.

Monachesi scolpisce la ceramica da ben quarant’anni. La manipola. La osserva con le mani prima che con lo sguardo. Ne coltiva l’autenticità espressiva. Tenta di imbrigliarla con il giogo dei calchi lavorando sulla serialità e sulla modularità. La impreziosisce, liberandola dal manierismo attraverso l’esaltazione dell’incidente, dell’imprevisto, dell’indeterminato. Ma allo stesso tempo, in altri tipi di lavori, ne educa le potenzialità emotive ed espressive in virtù della sapiente duttilità nell’uso della tecnica del colombino, che asseconda plasticità sentimentali e traccia, come un vecchio giradischi, il solco di una melodia senza suoni.

LE OPERE IN MOSTRA - Il cuore della mostra è costituito da alcune nuove sculture, come per esempio la serie “TerraeMota”, quasi completamente inedita. “Ho iniziato a lavorare a questo progetto nel 2015 durante una residenza in Cile, su invito dell’Istituto Italiano di Cultura di Santiago del Cile. Nel corso del mio soggiorno cileno si è verificato un terribile terremoto e, a partire dall’osservazione della devastazione prodotta da questo cataclisma, ho iniziato a riflettere sul tema della casa franata e squassata. Un lavoro che ho deciso di proseguire anche al mio ritorno in Italia: i terribili terremoti dell’Umbria e delle Marche del 2016 mi hanno infatti convinto della necessità di riflettere con gli strumenti della mia arte sul tema della fragilità della costruzione umana”. Accanto a queste sculture di impegno civile, tra le opere recenti si annoverano anche lavori di respiro più intimo e privato, come “Persino le briciole”, una grande installazione a parete del 2015 che scandisce accenti e pause del verso di una poesia. Ma non è tutto. In un ideale abbraccio che supera il tempo, dagli archivi dell’artista riemergono poi alcuni lavori degli anni Ottanta, come la serie “Tangram” del 1985, composta di sette pezzi, le “Lune” del 1988 e le variazioni sul tema del circolo, oltre ad alcuni grandi vasi del decennio successivo: queste opere, preziose testimonianze di un percorso di ricerca tenace, coerente e di grande rigore formale, vengono esposte al pubblico per la prima volta dopo moltissimo tempo, per raccontare otto lustri di impegno di Riccardo Monachesi al servizio della scultura. Dentro la forma e oltre la materia.


TITOLO: ADDENDI
AUTORE: Riccardo Monachesi
A CURA DI: Francesco Paolo Del Re
PROMOSSA DA: Società Cooperativa “Girolamo Fabrizio”
CON IL PATROCINIO DI: CNA Associazione di Viterbo e Civitavecchia, in collaborazione con la Fondazione Carivit



PRIMA ESPOSIZIONE:
LUOGO: Museo della Ceramica della Tuscia, Viterbo, via Cavour 67
QUANDO: dal 17 giugno al 10 settembre 2017
ORARI: giugno: dal giovedì alla domenica, 10.00-13.00 / 15.30-18.30; luglio-agosto: dal venerdì alla domenica, 10.00-13.00 / 15.30-18.30; chiuso dal 1 al 15 agosto
VERNISSAGE: 17 giugno 2017, ore 18.30
INFORMAZIONI: tel. 0761.346136 – 0761.223674 – mctuscia@gmail.com
Ingresso Gratuito

SECONDA ESPOSIZIONE:
LUOGO: Museo della Ceramica “Casimiro Marcantoni”, Civita Castellana (VT), viale Gramsci 1
QUANDO: dal 23 settembre al 7 gennaio 2018
ORARI: martedì: 9-13; giovedì: 9-13/15.30 - 18.30; sabato e domenica: 10-13/15.00 - 18.30
VERNISSAGE: 23 settembre 2017, ore 18.30
INFORMAZIONI: tel. 0761.590234 – 346.6183436 – ufficioturisticocivita@gmail.com
Ingresso Gratuito 


martedì 6 giugno 2017

U N - O F F I C I A L S T O R I E S


artisti: Lida Abdul, Aron Demetz, Martin Gostner, Petrit Halilaj, Riccardo Previdi, Fernando Sánchez Castillo, Slavs and Tatars

01.06. – 25.07.2017
Galleria Doris Ghetta, Pontives



La collettiva “UN-OFFICIAL STORIES” presenta al pubblico le opere di sette artisti che con spirito critico guardano, ognuno con il proprio sguardo personale, alle problematiche della nostra società. Le opere in mostra raccontano con grande forza allegorica e trasmutatrice i nostri rapporti con altre culture, indagano verità della storiografia e principi storici, e funzionano per tramite di singole memorie individuali come nuove opportunità di elaborazione storica.

Come si può cogliere già dal titolo della mostra, l'attenzione degli artisti non si concentra su verità annunciate ufficialmente attraverso i media e la storiografia, quanto piuttosto su quei racconti sconosciuti, inediti o rimossi che rappresentano spesso l’altra faccia della medaglia. E proprio all’arte viene attribuito in questo senso un ruolo preminente, ovvero quello di tematizzare la realtà e la sua percezione in modo tale che la complessità del mondo non si dissolva, ma sia resa esperibile. Sottoponendo infatti alla nostra attenzione l’opera d’arte, che parla ai sensi, l'aspetto presumibilmente definitivo di ciò che è reale può infatti assumere una diversa interpretazione, nel momento in cui l’artista formula le proprie idee in modo che suscitino irritazione, risveglino ricordi e tramutino la realtà in poesia.

Gli artisti che partecipano a questa mostra si muovono prevalentemente nell’ambito della scultura, da quella tradizionale all'arte dell’oggetto, dall’installazione alle incursioni performative-oggettuali della video-arte. L'approccio strategico delle singole posizioni, a seconda dell’espressione artistica preferita, emerge dai differenti contesti culturali, personali e tecnici. Ne deriva la scelta di coinvolgere l’osservatore come mezzo per l’interpretazione delle opere, sollecitandolo ad assumere una propria posizione individuale. In quest’ottica la mostra aspira a diventare uno spazio per la condivisione delle proprie esperienze, nel quale vengono offerte molteplici opportunità per osservare e riconoscere il nostro "mondo”.


Sabine Gamper
Curatrice


Artisti in mostra:
La regista afgana Lida Abdul (Kabul, 1973) presenta il suo video In Transit (2008), realizzato in Afghanistan, il cui protagonista è un gruppo di ragazzini locali che cercano di far volare nuovamente un aereo russo abbattuto. Con grande zelo i bambini riempiono i fori dei proiettili presenti sul corpo dell’aereo con fiocchi di cotone e, dopo aver assicurato delle corde alla carcassa, cercano di farla sollevare in aria come fosse un aquilone. Il gioco privo di preconcetti dei ragazzini, come una metamorfosi, si contrappone in modo stridente alla forza distruttrice della guerra e trasmette attraverso immagini poetiche la forza non devastante e profondamente innovativa della speranza in un futuro migliore.

La fragilità del corpo umano e la sua vulnerabilità si manifestano nel gruppo scultoreo L’attimo fuggente di Aron Demetz (Selva Gardena, 1972), un’opera che nasce nel 2010 e appartiene ad una serie di lavori carbonizzati. L'artista interviene qui con la forza del fuoco, distruttrice ma al contempo modellatrice, sulla scultura realizzata inizialmente con le tecniche classiche dell’intagliatore, per cedere poi il processo di creazione della sua opera ad una forza superiore. Un lavoro che acquisisce una potenza sovraordinata in qualità di rappresentazione della sofferenza umana, grazie alla sua vicinanza formale ai cadaveri carbonizzati dell’antica Pompei e al suo collegarsi nel presente ad eventi di guerra, di miseria e di distruzione.

Martin Gostner (Innsbruck, 1957) presenta in mostra una serie di nove lavori in ovatta dentro cubi di plexiglas, dal titolo Ennui - Retter, spiele, Retter (2016), nonché l’opera creata appositamente per la mostra Sem And Ham Dormant (2017). “Ennui” (noia in francese) rimanda al fenomeno della svogliatezza e del tedio diffusi nella società occidentale, che sembra possano essere compensati solo ricorrendo ossessivamente all’intrattenimento e alla distrazione. Questa oscillazione tra depressione e svago caratterizza proprio la generazione dei più giovani, le cui esagerate aspettative nei confronti della vita spesso non trovano più alcun riscontro nella realtà. L’opera Sem And Ham Dormant rinvia invece al racconto biblico dei due figli di Noè come capostipiti dei Semiti e dei Camiti e al perpetuarsi ideologico di questa “guerra privata” in una molteplicità di conflitti etnici fino ai nostri giorni.

Petrit Halilaj (Kosovo, 1986) ha vissuto in prima persona da bambino la guerra nella sua patria e in seguito da adolescente l’esperienza della migrazione. Sono proprio le immagini di questi suoi personalissimi ricordi che l'artista prova a riformulare all’interno le sue opere. In mostra il lavoro PH/I 248, Untitled (Objects) (2009), un insieme composito di tubi, legno, lampade al neon e altri oggetti, visti come momenti frammentari dei ricordi della sua vita da giovanissimo in Kosovo. Si rispecchia in questo lavoro la video-opera They are Lucky to be Bourgeois Hens II, (Kosovo, 2009), che documenta la realizzazione di una struttura in legno a forma di Space Shuttle che Halilaj ha costruito per il pollaio nel giardino della casa dei suoi genitori in Kosovo. Per l’artista il passato non è un concetto irraggiungibile, ma qualcosa che si recupera nel presente sotto forma di surreali seppur poetici interventi e assemblaggi di materiali.

Riccardo Previdi (Milano, 1974) presenta in mostra una nuova versione del suo lavoro OPEN (2017), un’insegna luminosa di grande formato che riceve il visitatore proprio all’ingresso dello spazio espositivo e che è stata ripensata appositamente per questa mostra. L’opera prende spunto dalle tante insegne al neon con la scritta OPEN diffuse in tutto il mondo all’ingresso di negozi, bar, ecc., che vengono usate per segnalare l’apertura e l’operatività di un locale. Utilizzandola come parola chiave contemporanea di una società globalizzata, l’artista concepisce questo “ready-made” di grande formato per segnalare lo scambio a livello globale di merci, messaggi, offerte, forza lavoro, materiali, ed altro ancora. OPEN esprime al contempo un invito e formula una pressante richiesta di reale disponibilità all’apertura di fronte ai movimenti migratori di massa.

Fernando Sánchez Castillo (Madrid, 1970) ha realizzato un nuovo lavoro appositamente per questa mostra: Hidden Liberty, D´après Laboulaye and Bartholdi (2017), una versione in legno della Statua della Libertà statunitense nelle vesti di una donna di colore. Nelle sue opere Sánchez studia attentamente la nascita della memoria culturale e come il potere politico si costituisca per mezzo di racconti e immagini ufficiali. Centrale nella sua produzione è il confronto con tale realtà attraverso la decostruzione di monumenti che l'artista mette in discussione in qualità di strumenti di potere e di autorappresentazione. Simbolo di libertà, indipendenza e in origine anche della fine della schiavitù, la Statua della Libertà è divenuta nel frattempo l’emblema di una “American way of life”. La Liberty dalla pelle scura nell’attuale contesto dell’America di Donald Trump acquisisce significati stratificati, ma mantiene anche un legame con il proprio passato.

Il collettivo Slavs and Tatars (2006) espone qui due lavori dalla serie Reverse Dschihad (2015), due superfici di grande formato a specchio con scritte che riprendono la storia di una particolare relazione politica tra l’imperatore di Germania Guglielmo II e il Sultano ottomano all’inizio del XX secolo. L’imperatore scatenò la prima jihad e fu in questo contesto che fece distribuire nel 1915 a Berlino la rivista propagandistica “El Djihad” , stampata in diverse lingue del Vicino Oriente, a circa 30.000 prigionieri mussulmani in un campo di prigionia locale. Slavs and Tatars vanno spesso alla ricerca di fonti storiche e letterarie come degli archeologi, e con i loro lavori ricchi di humor ma sempre pregnanti si immergono nelle stratificazioni semantiche profonde di religione, potere, lingua e identità.


M +39 393 932 3927
info@galleriaghetta.com
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CLOSE ON GOOD FRIDAY
AND EASTER MONDAY

Gallery opening hours:
Monday to Friday from 15 - 18 h
and on appointment

pubblica: 

lunedì 5 giugno 2017

A Taranto inaugura il CRAC - Centro di Ricerca Arte Contemporanea

Venerdì 9 giugno 2017, alle ore 19.00, si inaugurerà a Taranto il CRAC - Centro di Ricerca Arte Contemporanea, nuovo spazio espositivo dedicato alla ricerca e progettazione sui linguaggi del contemporaneo, nonché sede dell’Archivio Storico Nazionale del Progetto d’Artista “PIANO EFFE”.

La nascita del CRAC, con il patrocinio e il sostegno dell'Assessorato Industria Turistica e Culturale della Regione Puglia, rappresenta l’avvio di un piano di sostegno e documentazione sull’arte, focalizzandosi primariamente sugli strumenti metodologici del disegno, dello studio preparatorio e della pianificazione di teorie e prassi della produzione artistica. Un impegno che guarda al processo – prima che al prodotto/opera – e che agisce come incubatore di azioni e interventi sul territorio.

Il progetto, sotto la direzione del critico d’arte Roberto Lacarbonara, la presidenza dell’artista Giulio De Mitri e con il coordinamento del comitato scientifico composto dagli storici dell’arte Bruno Corà e Renato Barilli, nasce per iniziativa della storica Fondazione Rocco Spani ONLUS, operante da oltre trent’anni nel campo della didattica museale e dell’infanzia.

La sede del CRAC, situata a Taranto, nell’ex Convento dei Padri Olivetani (sec. XIII) in Corso Vittorio Emanuele II 17, primo piano, ospita l'intera collezione dell’Archivio Storico Nazionale del Progetto d’Artista “PIANO EFFE”, avviata nel 2015 con la presenza di disegni e progetti di storici autori: Getulio Alviani, Massimo Barzagli, Carlo Bernardini, Joseph Beuys, Nicola Carrino, Angelo Casciello, Lucilla Catania, Bruno Ceccobelli, Pietro Coletta, Claudio Costa, Fernando De Filippi, Pietro Gilardi, Paolo Grassino, Iginio Iurilli, Luigi Mainolfi, Bruno Munari, Gianluca Murasecchi, Giulia Napoleone, Antonio Paradiso, Pino Pascali,Oliviero Rainaldi, Vitantonio Russo, Ettore Sordini, Giuseppe Spagnulo, Oscar Turco, Antonio Violetta (www.pianoeffe.it).
Negli spazi del CRAC saranno inoltre ospitate mostre temporanee, convegni, workshop, videoproiezioni, azioni performative e musicali.

In occasione dell’inaugurazione, il CRAC propone due mostre e due pubblicazioni:
- CRAC_volti&ritratti
GIUSEPPE SPAGNULO. Ritorno a Taranto
Dal 9 al 30 giugno 2017
Giuseppe Spagnulo. Ritorno a Taranto
Fotografie di Danilo De Mitri
Testi di Bruno Corà, Aldo Iori e Roberto Lacarbonara
Catalogo Gangemi

- CRAC_arte&ambiente
LUNGO LE ACQUE DEL BIDENTE, Progetti e installazioni del Parco Sculture di Santa Sofia
a cura di Renato Barilli
Dal 9 al 30 giugno 2017
Lungo le acque del Bidente
Testi di Renato Barilli, Caterina Mambrini e Roberto Lacarbonara
Catalogo Gangemi


CRAC Centro di Ricerca Arte Contemporanea
Ex Convento dei Padri Olivetani (sec. XIII)
74123 Taranto (Italia), Corso Vittorio Emanuele II, 17
Inaugurazione Venerdì 9 giugno 2017, ore 19.00
Orari di apertura: Mart-Ven 9.00-13.00, 16.00-18.00
Info: Tel / Fax 099-4713316 / rocco.spani@gmail.com

Segno - Gesto - Colore


Opere di Antonio Tamburro Mimmo Paladino Mimmo Centonze Corrado Delfini

La mostra “Segno – Gesto – Colore” mette insieme quattro artisti diversi tra loro per stile e soggetti pittorici ma accomunati da tre elementi fondamentali: il caratteristico uso del segno, del gesto pittorico e del colore. Nei dipinti di Antonio Tamburro l'elemento principale è il colore che emerge dalle tele in modo dirompente e armonico, attraverso l'uso di ampie pennellate e della spatola. Le scene realiste dei suoi dipinti sono costruite mediante segni pittorici riconoscibili che rafigurano la vita quotidiana: metropoli attraversate da folle di ombrelli, caffè frequentati da figure solitarie, spiagge affollate da figure femminili. Tutti i dipinti di Antonio Tamburro sono caratterizzati da una sorprendente energia e dinamismo resi sia dal gesto fluido delle pennellate, sia dai segni veloci dei pastelli ad olio che sovrapponendosi al colore lasciano alcuni particolari del disegno non finiti, quasi astratti. Nel dipinto Fermata del Taxi (120x150 cm) acrilico e olio su tela, l'atmosfera è creata dalle varie tonalità dei grigi e dalla luce che si riflette nella pioggia, interrotte come in una sinfonia musicale dalle accese note cromatiche degli ombrelli rossi, blu e dal giallo del taxi in lontananza, mentre in primo piano, con il volto nascosto dall'ombra emerge una figura femminile vestita in bianco, in attesa del taxi.

Nelle opere di Mimmo Paladino, le incisioni dalla serie Mathematica, emerge il disegno geometrico che scompone le forme in segni precisi e netti, risaltati dalle diverse tonalità cromatiche. In queste incisioni è ricorrente l'elemento dell'uomo manichino, un archimede moderno circondato dalla monotonia e dalla ripetità degli oggetti: coni, cilindri, quadrati, sfere. Ricorrono anche i simboli alchemici e sacri come la coppa, il triangolo, le mani, la croce.

Nei dipinti di Mimmo Centonze, della serie dei Capannoni (70x100 cm) oli e alchidici su tela e carta, il gesto dinamico delle pennellate è risaltato dalla brillantezza e dalla pastosità dei colori. Le sue opere raffigurano una realtà in continua trasformazione e in perenne movimento. Attraverso un vortice di segni l'artista sembra volersi disfare delle forme reali e uscire dal magma della materia cromatica, per arrivare all'essenzialità del gesto pittorico che dal figurativo tende all' astratto. Un potente fascio di luce emerge dalle porte dei Capannoni propagando l'intero spazio di energia vitale, come un eruzione vulcanica, creando un forte senso di vastità dello spazio.
Nei dipinti astratti di Corrado Delfini (tecnica mista su tela e faesite) i colori brillanti e la gestualità delle pennellate creano un effetto di osmosi che porta lo spettatore ad immaginare nuove forme dietro la trama pittorica dei suoi dipinti, in un susseguirsi di richiami simbolici inaspettati. Il suo stile è vicino all'espressionismo astratto, le sgocciolature del colore ricordano la tecnica del dripping, mentre alcuni riferimenti al graffitismo parietale ci riportano all'attualità del nostro tempo, attraverso un cammino immaginario proiettato verso il futuro.



Dal 9 giugno al 10 luglio 2017

6° Senso Art Gallery

Via Margutta, 43
00187 – Roma
(0039) 3497075469 info@sestosensoartgallery.com www.sestosensoartgallery.net



Biografie

Antonio Tamburro
Nato nel 1948 ad Isernia, frequenta dapprima l’Accademia di Belle Arti a Napoli, per poi completare gli studi a Roma, dove inizia ad esporre i propri lavori in alcune prestigiose gallerie. Nel 1972 ha luogo la sua prima personale presso il Palazzo Comunale di Perugia, con tele in cui emerge un richiamo alle origini, un forte e violento cromatismo di stampo espressionista. Nel corso degli anni Settanta comincia ad interessarsi alle tematiche sociali, specialmente all’abbandono ed alla solitudine dei malati psichici, su ispirazione di reportages realistici. Nel 1984 partecipa alla collettiva Itinerari, ricerca e misteri nell’arte ed al Gianicolo Centro d’Arte, insieme a Burri, De Gregorio, Rambaldi ed altri. Ben inserito nell’ambiente culturale ed artistico, viene scelto dal fotografo Pino Settani per la raccolta La memoria, le Immagini, dedicata a personalità del cinema e della cultura. Il successo di pubblico e di critica trova conferma nell’intensa attività espositiva, in Italia e all’estero, nonché nell’ampia bibliografia a lui dedicata. Nel suo percorso, l’artista diviene sempre più duttile e poliedrico. Nel 2006 ha inizio il sodalizio con il mondo dello sport, consolidatosi di anno in anno grazie ad importanti commissioni e ad inviti ad esporre in occasione di celebri manifestazioni sportive. Nel 2008 gli è stato commissionato il ritratto di Papa Benedetto XVI che oggi è esposto presso la libreria paolina in San Pietro a Roma. Nel 2009 viene inaugurata a Roma, a Palazzo Venezia, la sua prima antologica, Il senso del tempo, con una rassegna di opere dagli anni Ottanta ai giorni nostri. Nel 2012 ha tenuto la mostra pubblica “ColorAzione” insieme al grande designer, scultore e architetto internazionale Gaetano Pesce, al Centro Altinate San Gaetano di Padova. Nel 2012 in occasione delle XXX Olimpiadi dei Giochi estivi di Londra ha esposto alla mostra “Tradition and Innovation – Italian Olympic Spirit” presso Casa Italia CONI, al Queen Elisabeth II Conference Centre Westminster di Londra. Fra i numerosi riconoscimenti a lui attribuiti, a coronamento di una notevole carriera artistica, Tamburro riceve nel 2005 la “Vela d’argento della critica” al Premio Marina di Ravenna.


Mimmo Paladino È tra i principali esponenti della Transavanguardia, movimento fondato da Achille Bonito Oliva nel 1980 che individua un ritorno alla pittura, dopo le varie correnti concettuali sviluppatesi negli anni settanta. Ha realizzato opere d’intonazione arcaica, accentuate dall’uso di simboli greco-romani, etruschi e paleo-cristiani e di tecniche antiche come l’encausto e il mosaico. Nel 1970 esordisce con collages ispirati a temi mitologici; l’adozione della pittura a olio del 1978 coincide con un ciclo di tele polimateriche, dove la figurazione astratta si abbina a oggetti trovati. Nel 1978 è a New York dove tiene, nell’anno successivo, due mostre personali. Influenzato dall’arte primitiva e tribale, dai primi anni ‘80 ha anche realizzato sculture, figure totemiche in bronzo, legno o calcare, e numerose installazioni. Nel 1980 partecipa alla sua prima Biennale di Venezia. Nel 1985 la Lenbachhaus di Monaco di Baviera organizza la sua prima mostra retrospettiva in uno spazio pubblico. Nel 1988 è invitato con una sala personale alla Biennale di Venezia. Nel 1991 partecipa a una grande mostra a Praga per l’inaugurazione del Castello Reale. Nel 1994 è il primo artista contemporaneo italiano a tenere una mostra in Cina, alla Galleria Nazionale delle Belle Arti di Pechino. Nel 1995 Napoli gli dedica una grande rassegna in tre spazi pubblici prestigiosi. Nel 1999 a Londra si organizza una grande mostra dove viene esposto il grande ciclo dei Dormienti. Nello stesso anno la Royal Academy di Londra lo insignisce del titolo di Membro Onorario. Nel 2008 gli viene affidata la realizzazione di 4 teloni a copertura delle impalcature dei lavori di restauro della torre campanaria del Duomo di Modena. Vanno inoltre segnalate mostre al Kunstmuseum di Basilea, alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna e alla Royal Academy di Londra. Le sue opere sono collocate in permanenza in alcuni dei principali musei internazionali tra cui il Metropolitan Museum of Art di New York.

Mimmo Centonze Nato a Matera il 10 giugno 1979, a soli 14 anni comincia a riprodurre con notevole rigore alcune opere dei grandi maestri del passato e, curioso di carpirne i segreti tecnici e teorici, si immerge nello studio dei più autorevoli Trattati di Pittura e nell’osservazione diretta delle opere nei più importanti Musei a Roma, Firenze, Venezia, ma anche a Londra, Parigi, Amsterdam e New York. Nel 2000 si iscrive all’Università degli Studi di Bologna e frequenta il DAMS, Corso di Laurea in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo. Si dedica inoltre all’incisione calcografica e all’approfondimento del disegno e della pittura “dal vero”, soprattutto dello studio della figura umana, sviluppando anche un forte interesse per il ritratto. Le sue opere sono state esposte nei seguenti musei ed istituzioni pubbliche: al Palazzo delle Esposizioni di Roma, alla Biennale di Venezia e alla Fondazione Cini di Venezia, all'Expo, al Museo della Permanente e al PAC - Padiglione di Arte Contemporanea di Milano, al Palazzo Reale e alla Fondazione Sandretto di Torino, al Festival dei Due Mondi di Spoleto, al Palazzo della Ragione di Mantova, al Museo Palazzo Lanfranchi e al Museo della Follia di Matera, al Museo di Arte Contemporanea di Lissone, al Museo Centrale Montemartini di Roma, al Museo della Mafia di Salemi, al MUMI - Museo Michetti di Francavilla al Mare. Nel 2009 la prima mostra personale “Mimmo Centonze. Lo spazio e il nulla”, ideata e curata da Vittorio Sgarbi con testi di Oliviero Toscani e Marco Vallora negli spazi della Galleria Il Mappamondo di Milano. Nel 2010 gli viene assegnato il “Premio Speciale Fondazione Roma”, importante riconoscimento che viene attribuito ad un artista particolarmente significativo a giudizio insindacabile della Fondazione Roma e del suo Presidente, il Prof. Emmanuele F.M. Emanuele. Nel 2010 realizza il celebre ritratto del boss mafioso Totò Riina, conservato nel Museo della Mafia di Salemi in Sicilia e inaugurato nel maggio dello stesso anno dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nel 2011 espone alla LIV Edizione della Biennale di Venezia nel Museo della Mafia all’interno del Padiglione Italia dell’Arsenale a Venezia. Nel 2012 il Palazzo delle Esposizioni di Roma dedica una rigorosa esposizione monografica all’artista, al quale viene reso così l’onore di essere il più giovane artista, sia dell’attuale che della passata generazione, ad inaugurare una personale nella prestigiosa sede romana. Nel 2013 a Matera la personale “Capannoni nel capannone”, promossa dalla Soprintendenza per i Beni Storici ed Artistici in collaborazione con l’Università degli Studi della Basilicata che istituisce un modulo di Arte Contemporanea dedicato allo studio delle opere e dell’attività dell’artista. Nel 2015 espone a Venezia presso la Fondazione Cini all'interno del progetto artistico globale di Luciano Benetton “Imago Mundi: Mappa dell'arte nuova” che raccoglie le opere di artisti provenienti dai cinque continenti, e all'Expo di Milano nella mostra “Il Tesoro d'Italia”, selezionato da Vittorio Sgarbi tra i migliori artisti dal Trecento ai giorni nostri. Nel 2016 a Dubai la mostra personale “Mimmo Centonze. Large format”, negli spazi della Galleria d'Arte Contemporanea Artissima Art Gallery, a New York presso il Pratt Institute, una delle più prestigiose Università al mondo per le Arti, l'Architettura e il Design e a Lincang in Cina presso il Dianxi Science and Technology Normal University in occasione del progetto artistico globale L'Arte dell'Umanità, che raccoglie quattordici collezioni di dipinti provenienti da altrettanti Paesi del globo in rappresentanza di tutti i continenti.


Corrado Delfini

Nato a Roma nel 1971, dove vive e lavora, dopo aver frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Roma e poi la Scuola Libera del Nudo, oltre a dedicarsi instancabilmente alla sua personale attività di pittore, avvia una serie di importanti collaborazioni che lo vedono parte attiva nella fondazione del movimento “La Farandola” permettendogli di entrare in contatto diretto con gli artisti di Palazzo Castelli luogo culturale frequentato dai maestri che hanno arricchito l’arte italiana del Novecento , tra
Tamburi, Vespignani, Ziveri, Bruno Canova, Lino Tardia, Ennio Calabria, Franco Ferrari.
Nel 2016 espone alla BIAS - Biennale Internazionale Arte Contemporanea Sacra delle
di Palermo, espone alla 1°Mostra D’Arte Internazionale di selezione Biennale di Roma
Tivoli presso le Scuderie Estensi ed espone al Tattoo Forever collettiva "Vanitas vanitatum" Macro Testaccio La Pelanda Roma a cura di Ilaria Bandini. Nel 2015 Simmetrie Industriali, opera realizzata a quattromani con Sergio Angeli entra a far parte nella collezione permanente del Maama Roma. Insieme all'artista Sergio Angeli lavora al progetto “La materia dell'assenza” curato da Lorenzo Canova e che consiste in una serie di mostre bi-personali itineranti in diversi musei italiani, il Museo Civico Umberto Mastroianni di Marino, l'Aratro di Campobasso e l'Ex Gil di Roma. Per lo stesso progetto viene pubblicato un catalogo edito da Rubbettino e curato da Lorenzo Canova. Nel 2012 è finalista al Premio Internazionale di Arte Contemporanea “Primal Energy” presso la storica Polveriera Guzman di Grosseto a cura di Alessandra Barberini. Nel 2009 si occupa, inoltre, di scenografia e partecipa con l’Accademia delle Belle Arti di Roma al progetto allestimento scenografico per il belletto “Minotauro”, Teatro Libero AID, Roma / Allestimento scenografico per il balletto “Mythos”, Teatro Italia, Roma.


giovedì 1 giugno 2017

Silvia Noferi. Polvere


Mostra a cura di Claudio Cosma

Silvia Noferi racconta attraverso la sua vita le emozioni e i sentimenti collettivi che più ci rendono umani, evocando il mondo segreto dei ricordi, della memoria, della nostalgia, dell'intimo sentire, come rappresentazione residua di una realtà scomparsa.

Le sue fotografie, come performance raggelate, sono un viaggio circolare alla ricerca di una identità personale, un viaggio che partendo dalle altezze siderali dei cieli finisce nelle altrettanto profonde altezze della nostra psiche. Le esperienze compiute in questo girovagare tentano di dare forma al desiderio di scegliere fra gli svariati ruoli che siamo tenuti ad impersonare, quello che finalmente ci riunisca alla nostra immagine riflessa.

Cristina Mangini Giulia Barone. Forme Mutevoli


“Una mostra rappresenta sempre un punto di partenza o una nuova occasione per individuare nuovi stimoli che mettono in relazione artista e spettatore: l’artista crea l’opera che prende vita dalla sua fruizione con il pubblico.”
Sabato 17 giugno 2017, alle ore 18.30, Cristina Mangini e Giulia Barone presentano Forme Mutevoli, doppia personale che mette in dialogo i lavori e i linguaggi delle due artiste classe 1988 nei suggestivi ambienti succorpo della Chiesa di Santa Lucia di Alberobello.

Il progetto, nato dalla volontà di promuovere e comunicare l’arte emergente del territorio pugliese all’interno di un luogo situato nel cuore del comune di Alberobello, mira a fare conoscere il risultato delle sperimentazioni delle due giovani autrici - attive da anni nel settore dell’arte contemporanea ed entrambe Cultrici della materia presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, scuola di Decorazione e Tecniche e Tecnologie della Decorazione – e renderlo visibile per stimolare un confronto necessario per la crescita ed evoluzione artisrtica; è quindi un incontro delle due personali produzioni, capaci di “mutare“ nella forma e nello spazio. 

In occasione dell’inaugurazione della mostra, aperta e visitabile fino al 16 luglio 2017, verrà presentato il catalogo (Editrice AGA Ar Gra che Alberobello) con i testi critici di Giuliana Schiavone e Nicola Zito.

Cristina Mangini, predilige la pittura attraverso varie tecniche e supporti ma realizza anche installazioni e sculture. Ispirata da una visione scultorea delle proprie opere pittoriche, in cui l’ombra e lo spazio sono elementi indispensabili per creare e e tridimensionali in cui movimento e stasi, astrazione e gurazione sono alla base della sua produzione, le sue ultime ricerche si basano sulla rappresentazione di spazi illusionistici, forme organiche, elementi naturali (alberi, piante, terra) in un movimento perpetuo il cui tempo risulta essere indefinito.

Giulia Barone, spazia dal disegno all’acquerello, dalla pittura alla fotografia utilizzando supporti e tecniche di differenti quali carta, ferro e legno. Attualmente il suo impegno è rivolto allo studio di sfondi, con tinte monocrome e forme circolari che si intrecciano in storie emotive di impatto visivo, trasformandosi in donne e uomini astratti con forme fluttuanti nello spazio che sulla carta si incontrano e scontrano.

Forme Mutevoli

Cristina Mangini – Giulia Barone

Succorpo della Chiesa di Santa Lucia Scalinata del “Belvedere”
70011 – Alberobello (BA)

Inaugurazione: sabato 17 giugno 2017, ore 18.30 Fino al 16 luglio 2017
Dal Lunedì al Venerdì 11:00-13:00 / 17:00 – 20:00 Sabato e Domenica 11:00-13:00 / 16:00-22:00

Catalogo: Editrice AGA Ar Gra che Alberobello 
Testi critici di Giuliana Schiavone e Nicola Zito



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